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domenica 31 marzo 2013

Percorsi e passaggi

L'altro giorno ho visto un video segnalato da Sara su Facebook e pubblicato dallo psichiatra e psicoterapeuta Raffaele Morelli sul suo blog. In questo video il direttore dell'Istituto Riza si impegna a sfatare la diffusa convinzione secondo cui la nascita di un bambino è quanto di più bello possa accadere a una donna. Lasciando in secondo piano le considerazioni sulla maternità, che adesso come adesso mi riguardano ben poco, nelle parole di Morelli ho trovato altri spunti fondamentali di cui fare tesoro in questa fase della mia vita che definirei di profondo scombussolamento esistenziale. Riporto qui di seguito i passaggi che mi hanno colpita maggiormente (buona parte dei quali può fornire validi spunti di riflessione anche ai maschietti, secondo me), evidenziando in grassetto le frasi-chiave.
La cosa più importante per la vita di una donna non è fare un bambino: è realizzare la sua natura. Per cosa sei nata? Così come tu hai un volto unico, per cosa sei nata? Tutte le volte che facciamo i bambini stiamo facendo una cosa bella, bellissima, straordinaria, ma che fa parte della vita di madre: la vita spirituale è fatta di altre cose. Ognuno di noi ogni giorno genera sé stesso. Andiamo a letto la sera, dormiamo, ci risvegliamo e nasce un nuovo "noi stessi". Quale bambino? C'è un bambino dentro di te? Dentro di noi si sta creando ogni giorno un bambino? Sì. Ognuno di noi è un bambino che nasce ogni giorno, e una donna è una bambina che nasce ogni giorno. [...] Una donna si realizza quando sta portando avanti quello che è il suo destino, il suo percorso, il suo viaggio. Una buona rosa fa la rosa, con le sue spine ma fa la rosa, con le sue foglie, coi suoi germogli. [...] Nella vita ovunque vai, qualsiasi cosa fai, se non sai star da solo non puoi andare da nessuna parte, e passerai la vita a riempire gli spazi vuoti con qualcuno o con qualcosa che ti sembra ti dia tranquillità e serenità. Le cose importanti della vita non sono né il matrimonio, né la famiglia, né i figli: quelli sono momenti di passaggio. Ciò che è determinante è il tuo percorso, il sentiero che tu devi percorrere, quello per cui sei portato. [...] Ecco, un atto di grande amore verso noi stessi è quello di dirsi, al di là che arrivino i bambini o no, al di là che io faccia i bambini o no, io ho un percorso da fare, una strada che mi appartiene. Come faccio a trovarla? Si tratta di non pensarci. Si tratta soprattutto di levare dalla testa i finti obiettivi: sarò migliore quando avrò un figlio, sarò migliore quando sarò sposata, sarò migliore quando avrò un lavoro di un certo tipo... no. Nessuno di noi è fatto per diventare migliore: ciascuno di noi è fatto per seguire gli obiettivi che dentro di noi, come la rosa fa i suoi fiori, si stanno tracciando. Se la smettiamo di darci degli obiettivi finti o come quelli di tutti gli altri, se la smettiamo di voler appartenere al gruppo, allora molto più facilmente la nostra rosa farà i suoi fiori. I bambini sono creazioni animali; realizzare sé stessi è una creazione spirituale.
L'altro giorno una collega mooooolto più praticante di me mi ha rammentato il significato dell'odierna ricorrenza pasquale, quello di passaggio: «Con il cristianesimo la Pasqua ha acquisito un nuovo significato, indicando il passaggio da morte a vita per Gesù Cristo e il passaggio a vita nuova per i cristiani, liberati dal peccato con il sacrificio sulla croce e chiamati a risorgere con Gesù» (da Wikipedia). Ebbene, non sarebbe male se per me questa Pasqua rappresentasse davvero un momento di passaggio, di transizione, in cui mi lascio alle spalle un atteggiamento di eccessiva chiusura in me stessa e un fardello bello grosso di pensieri e influssi negativi, di cui peraltro ero consapevole solo in parte, e mi predispongo finalmente ad intraprendere il percorso che mi condurrà a realizzarmi come desidero e come merito. In cosa consista realmente questo traguardo... beh, è ancora tutto da vedere! :-)
L'altro giorno mi sono imbattuta in una citazione attribuita ad Oscar Wilde. La fonte originaria non l'ho trovata, per cui come spesso accade potrebbe trattarsi semplicemente di una falsa attribuzione... ma, se anche le avesse scritte Pinco Pallino, ciò non toglie che queste parole, pur riguardandomi solo fino a un certo punto, mi abbiano fatto riflettere: la conclusione, soprattutto.
Io non voglio cancellare il mio passato, perché nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi. Anzi ringrazio chi mi ha fatto scoprire l'amore e il dolore, chi mi ha amato e usato, chi mi ha detto ti voglio bene credendoci e chi invece l'ha fatto solo per i suoi sporchi comodi. Io ringrazio me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre.
Un'altra frase notevole l'ho scovata nel tumblr di Behappy.me, che è un'autentica miniera di perle di saggezza. La traduzione della frase originale, che puoi vedere qui accanto, è «Alcune delle migliori lezioni di vita si imparano nei momenti peggiori».
Concludo con l'"angolo della Maestrina": ;-) gli auguri di buona Pasqua tradotti in svariate lingue! (erano in un messaggio augurale inviato da un fornitore e inoltratomi da una collega, e io li riporto pari pari, a parte una piccola correzione di quello in francese nel quale sono stata in grado di scovare un erroruccio)
Inglese: Happy Easter
Francese: Joyeuses Pâques
Tedesco: Frohe Ostern
Spagnolo: Felices Pascuas
Cinese: Fouai Hwo Gie Quai le
Arabo: Eeid -Foss’h Mubarak
Croato: Sretun Uskrs
Albanese: Gezuar Pashken
Rumeno: Paste Fericit
Ceco: Vesele Velikonoce
Macedone: Sreken Veligden
Laotiano: Souk San Van Easter
Slovacca: Veselá velká noc
Portoghese: Boa Pascoa
Greco: Kalo Paska
Olandese: Zalig Paasfeest
Russo: Schastilvoi Paschi
Svedese: Giad Pàsk
Serbo: Srecan Uskrs
Neerlandese: Vrolijke pasen
Danese: God pasque
Vallone: Bon fiesse-d’joyeuse pôque
Esperanto: Felician Paskon en Kristo Resurektinta
Armeno: Shnorhavor surb zatik
Yiddish: A fraylekhn Pesah
Giapponese: Gofúkkatsu Omédetoo
Zulù: Ieasika Elihle

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