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lunedì 18 marzo 2013

Pezzi di carta

Oggi sono in vena di condividere una piccola antologia di spunti abbastanza eterogenei raccolti negli ultimi mesi e accomunati da un argomento specifico: non ti ci vorrà molto per capire quale.
  • La storia della trentunenne ricercatrice Marina, che a un certo punto, pur avendo alle spalle una laurea in Chimica e un dottorato, ha deciso di iscriversi a un Istituto Tecnico Specializzato, nella speranza di trovare un impiego stabile.
  • Ancor più sconcertante è la vicenda della trentanovenne Silvia, che oggi vende lampredotto nel chiosco di famiglia a Firenze, ma fino all'anno scorso lavorava come ricercatrice di Farmacologia all'Università di Siena.
  • Un singolare annuncio pubblicato su eBay: «Vendesi causa mancato utilizzo laurea in scienze Politiche».
  • Il post di Daria Bignardi la quale, prendendo spunto dai titoli di studio "tarocchi" esibiti da alcuni politici in campagna elettorale, osserva come la laurea non garantisca affatto una brillante carriera, e fa notare come personaggi del calibro di Bill Gates, Steve Jobs e Mark Zuckerberg, tanto per limitarci all'ambito informatico, non si siano mai laureati.
  • Il tweet di Lia Celi: «La laurea americana di Marta #Grande in Italia non vale nulla. Allora è proprio equivalente a una laurea italiana».
  • Lo scambio di battute tra Checco (Zalone) e Farah nel film Che bella giornata, che puoi ascoltare sul finale di questo video: «Un giorno capirai tante cose di questo Paese... Qui si sta bene, Farah! Tu studi, vero?». «». «Non serve a un c***o, qui».
È un caso che io abbia scelto di pubblicare un post del genere proprio oggi? No, non lo è... ma soltanto chi conosce bene me, la mia storia e le mie vicissitudini potrà comprenderne le ragioni. A tutti gli altri... chiedo scusa, ma non me la sento di scrivere altro. :-(

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