sabato 1 febbraio 2020

Che spreco di carta!

Sulla prima pagina del quotidiano Libero in edicola mercoledì scorso campeggiava il titolone Sorprendente verità nelle statistiche. Più maschicidi che femminicidi. E il lettore affetto da analfabetismo funzionale – anche perché quelli che non lo sono, in linea di massima, leggono ben altro e le pagine di Libero le usano tutt'al più per accendere il camino – potrebbe anche pensare: ohibò, allora l'"emergenza femminicidi" di cui tanto si parla è tutta un'invenzione!
In realtà le cose non stanno affatto così: come spiegato su Giornalettismo, nel report citato da Libero, che parla di 133 uomini uccisi nel 2017 contro le 128 donne, «si citano omicidi random: dai tentativi di rapina finiti male, o camminando in strada, fino alle uccisioni ‘fuori dal bar’». Mentre il termine "femminicidio" denota una tipologia di delitto ben precisa: «Uccisione diretta o provocata, eliminazione fisica o annientamento morale della donna e del suo ruolo sociale» (dal Vocabolario Treccani). Tipicamente una vittima di femminicidio viene ammazzata dal marito/compagno/amante/aspirante tale/ex per gelosia, incapacità di accettare la fine della relazione, in generale per possessività; non certo "per troppo amore", come un sacco di uomini, e ahimè anche qualche donna, sostiene. E mettere sullo stesso piano una donna uccisa dall'uomo che dovrebbe amarla e proteggerla (succede anche il contrario, ovvero il "maschicidio" propriamente detto, ma assai meno di frequente) e un uomo che ci lascia le penne per effetto di un atto criminoso denota una disonestà intellettuale – perché non posso credere che non si riesca a cogliere la differenza – da mettere i brividi. Specialmente se poi si scorrono le cronache degli ultimi giorni, riepilogate con sconvolgente efficacia da Lorenzo Tosa.
Si chiamava Fatima, 28 anni, avrebbe dovuto partorire tra tre settimane, l’hanno trovata morta, insieme al figlio che aveva in grembo, soffocata nella sua casa a Versciaco (Bolzano) col corpo martoriato da calci e pugni.
Si chiamava Rosalia, 54 anni, ammazzata di botte dal marito a Mazara del Vallo dopo tre giorni e tre notti di orrore e torture in una casa diventata prigione.
Si chiamava Speranza, 50 anni, era scomparsa a metà dicembre, il suo corpo è stato ritrovato senza vita in un’area residenziale di Alghero.
Si chiamava Laureta, aveva 43 anni, l’hanno rinvenuta in una pozza di sangue, con accanto il marito, nella casa di Genova in cui lavorava come colf.
Si chiamavano Rosalia e Monica, madre e figlia di 48 e 27 anni, morte a Mussomeli (Caltanissetta) con dieci colpi d’arma da fuoco sparati dall’ex amante della mamma che non sopportava la fine della loro relazione.
Sei donne morte ammazzate o ritrovate cadavere solo nelle ultime 48 ore.
Una ogni 8 ore.
Uccise da mariti, compagni, amanti, conviventi. Uomini.
Nel silenzio delle mura domestiche.
C’è un’emergenza drammatica che non genera psicosi, non provoca indignazioni, non porta voti, di cui qualcuno nega addirittura l’esistenza.
Si chiama femminicidio.
E non smetteremo mai di parlarne, di raccontare, di combattere, di condividere queste storie, le loro storie, fino a quando questo virus letale non sarà debellato.
Il cuore sanguina.
Perdono.

Un altro giornale che considero buono solo per incartare il pesce è, appunto, il Giornale, sul quale l'altro giorno è stato pubblicato questo trafiletto (via @DarioBallini).


[Ci sarebbe anche San Giuseppe, padre putativo di Gesù bambino... e questo il tipico (e)lettore di destra, che è tutto Dio, patria e famiglia, dovrebbe saperlo]
Lo spessore mi pare lo stesso di questo vecchio tweet, «Non saprai mai quante persone ti stanno sui coglioni fino a quando arriva il momento in cui devi scegliere un nome da dare a tuo figlio»... solo che in quest'ultimo caso l'autore si era espresso con tono assai più leggero rispetto al "signor" Alessandro Mezzano (a proposito, il direttore de il Giornale, Sallusti, ha lo stesso identico nome di battesimo... e, se volessi seguire lo stesso ragionamento, dovrei affermare che Alessandro è un pessimo nome da dare a una creatura!).

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