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domenica 12 febbraio 2012

Goodbye, Whitney

Poco più di un anno fa rievocai nel "blog notes" il mio primo disco (musicassetta, per la precisione) "da grande": era l'album di debutto della cantante statunitense Whitney Houston, e come titolo aveva il suo nome. La canzone che mi aveva fatto "innamorare" di quel disco a tal punto da volerlo in regalo era All At Once: eccola qua.


La scorsa notte (ora italiana, mentre a Los Angeles erano le 15:55) Whitney Houston è stata trovata morta in un hotel di Beverly Hills, a quanto pare annegata nella vasca da bagno dopo aver assunto un micidiale mix di psicofarmaci e alcool. La cantante, che aveva quarantotto anni, conduceva da anni una vita di eccessi, e la bellezza e la voce angelica e melodiosa dei suoi tempi d'oro erano ormai soltanto un ricordo. Perciò la notizia della sua morte non mi ha sorpresa più di tanto, però rattristata sì, parecchio... e gli inqualificabili due articoli a lei dedicati dal sito Pontifex mi hanno amareggiata ancora di più.
Il destino della Houston è stato drammaticamente simile a quello di Amy Winehouse, morta l'estate scorsa in circostanze analoghe poco tempo dopo una sconcertante esibizione che non lasciava presagire nulla di buono... solo che la cantante britannica, dotata di una voce non altrettanto sbalorditiva ma di classe e talento da vendere, era molto più giovane: con la sua prematura scomparsa ad appena 27 anni, è entrata a far parte assieme ad artisti come Jim Morrison e Kurt Cobain del lugubre Club 27 (lo cito per completezza di informazione, ma sono convinta che si tratti solamente di una sinistra coincidenza).
Tornando a Whitney Houston... di bello ci ha lasciato le sue canzoni (personalmente, oltre all'album summenzionato, possiedo il doppio cd del Greatest Hits), di meno bello l'amara consapevolezza che la ricchezza e il successo non sono certo garanzia di felicità, e che i modelli di vita a cui ispirarsi vanno decisamente cercati altrove.

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