giovedì 8 luglio 2010

Dopo il dolore, l'umiliazione

La notizia del giorno è stata (o forse è più esatto dire che avrebbe dovuto essere) la manifestazione di protesta dei terremotati aquilani a Roma. Su siti d'informazione, blog e social network sono confluiti foto, video, testimonianze dirette e impressioni varie: decisamente troppo materiale per poterlo condensare in breve tempo in poche righe... per questo stasera mi limiterò a riportare, perché mi sembra particolarmente significativo, il testo del comunicato diffuso sul sito del Comune dell'Aquila dal sindaco Massimo Cialente, il quale negli scontri ha rimediato pure lui qualche spintone.
MANIFESTAZIONE ROMA
CIALENTE: “DOPO IL DOLORE DOBBIAMO SOPPORTARE L’UMILIAZIONE”
“Malmenati dalle forze dell’ordine e vilipesi dai rappresentanti di Governo. Dopo il dolore la nostra comunità, dignitosa e composta davanti alla tragedia, deve sopportare anche l’umiliazione”. Così il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente commenta la convulsa giornata di oggi a Roma.
“La nostra manifestazione – ha dichiarato Cialente – era regolarmente autorizzata. I nostri uffici avevano inoltrato formale richiesta al Comune di Roma, fornendo tutte le opportune delucidazioni sullo svolgimento del corteo. Si era specificato che avrebbero partecipato all’iniziativa anche famiglie e persone anziane, chiedendo pertanto che ai pullman fosse concesso di accedere quanto più possibile vicino al luogo della manifestazione. Nessuno ci ha informato che altri presidi si sarebbero svolti a Montecitorio, né sono stati concordati conseguenti cambiamenti nel percorso”.
“Oggi abbiamo visto scene dolorose che hanno coinvolto padri e madri di famiglia – sotto gli occhi delle telecamere si è consumato l’ennesimo insulto ad una comunità che ha perso tutto, dalle case agli affetti ai posti di lavoro”.
“Eppure – ha concluso il sindaco – è passato solo un anno dai giorni del G8 e da quando, nel momento della commozione collettiva, tutti i rappresentanti politici e di Governo venivano all’Aquila a incontrami. Mai avrei pensato, allora, che solo dopo 15 mesi avrei dovuto difendermi, e avrei dovuto difendere la mia comunità, da accuse vergognose e da una violenza immotivata che, come tutto il mondo ha visto, purtroppo non è stata solo verbale. Il presidente Berlusconi aveva dichiarato tempo fa che non avrebbe più inviato all’Aquila la Protezione civile nel timore di qualche “mente fragile” che potesse sparare in testa a uno di loro, mi pare invece che il pericolo lo corrano gli aquilani quando escono dalla città, visto che oggi, ad essere colpiti in testa, sono stati loro”.

1 commento:

  1. A qualcuno piace solo l'immagine della gente sofferente che allunga le mani alla disperata ricerca d'aiuto.  Se questa gente dopo le lacrime dimostra d'avere anche del legittimo orgoglio diventa...."scomoda".Povero Abruzzo Caigo

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