domenica 6 settembre 2020

Cover da (s)coprire

Arrivo con un giorno di ritardo a celebrare l'anniversario della nascita di Freddie Mercury, nato il 5 settembre 1946 e che ci ha lasciato, ahimè, troppo presto. Lo faccio condividendo due foto di lui da bambino bello e sorridente che già sfoggiava delle gengive tali da preannunciare una dentatura "importante"...


... e il video di una cover di Who Wants to Live Forever in stile West Side Story che, secondo me, a Freddie sarebbe piaciuta.


A proposito di cover, l'estate 2020 è stata funestata musicalmente da quelle di I Love My Radio – se ne parla qui e qui, io mi limito a dire che le peggiori secondo me sono Centro di gravità permanente di Biagio Antonacci e Caruso di Jovanotti, essendo incommensurabile il divario rispetto all'artista e all'interpretazione originale – per cui, quando l'altra sera durante i Seat Music Awards è stato annunciato che Antonello Venditti e Francesco De Gregori avrebbero cantato Canzone di Lucio Dalla, ho avuto un brivido. Immotivato, devo dire: si tratta di due artisti di indubbio spessore, e c'era da aspettarsi che De Gregori, avendo collaborato a più riprese con Dalla, avrebbe reso omaggio degnamente alla memoria dell'amico scomparso.


[Grazie ad Andrea il cui post di ieri ha ispirato il mio]

venerdì 4 settembre 2020

Non sono l'ultima ruota del carro... forse!

La vigilia di Ferragosto, nel bel mezzo delle mie ferie, ho ricevuto sull'app di Microsoft Teams installata sul mio smartphone e associata al mio account di lavoro un messaggio da un collega inglese – ricordo che lavoro per una multinazionale – con il quale ho collaborato qualche volta da remoto: «Congratulazioni, sei stata nominata per gli Impact Awards!». «Wow, e chi se lo aspettava? Grazie per avermelo fatto sapere, sono in vacanza e le news aziendali le controllo in modo abbastanza sporadico». Poi però mi sono dimenticata di approfondire.
Ieri, mentre assistevo a un meeting aziendale internazionale sempre su Teams, a un certo punto mi sono distratta per fare qualcosa legato al lavoro (e anche perché mantenere un livello elevato di attenzione per un'ora intera su un incontro che si svolge interamente in inglese non è facile, diciamolo)... e proprio in quel momento una mia collega israeliana mi scrive in chat «Congratulazioni!», e io «Per cosa?», «Eri sulla slide degli Impact Awards, proprio nel mezzo!».
A questo punto il timore che si materializzasse qualcuno a dirmi «Sorridi, sei su Scherzi a parte!» – a proposito, fanno ancora quella ciofeca di programma? ;-) – si è fatto ancora più forte... ma al termine del meeting la presentazione è stata resa disponibile online e ho potuto vedere con i miei occhi la slide in questione, poi quando avrò tempo guarderò anche la registrazione per godermi in differita il mio momento di gloria. :-)
Oggi finalmente, durante l'incontro faccia a faccia (sempre su Teams) con la mia responsabile, il mistero è stato risolto: ho capito come fosse possibile che IO sia stata nominata per l'impatto positivo che ho avuto sul business dell'azienda. Mesi fa, all'inizio del lockdown, mi venne chiesto di sbrigare un'incombenza tecnicamente piuttosto banale ma assai laboriosa e snervante, anche per via della lentezza della rete domestica rispetto a quella aziendale nello scaricare parecchi gigabyte. Ebbene, a quanto pare quella faccenda svolta da me in maniera il più possibile rapida e accurata ha permesso alla mia azienda di stipulare senza problemi un accordo con un cliente molto importante.
È stata una settimana pesante, negli ultimi due giorni poi ho avuto a che fare con un cliente particolarmente rognoso che mi ha fatto vedere i sorci verdi... ma venire a sapere di questa nomination, e soprattutto del motivo per cui l'ho ricevuta, mi ha svoltato la giornata. Per me che tutt'al più mi reputavo degna del "Last Wheel of the Wagon Award", rendermi conto che invece il mio impegno viene apprezzato è stata un'iniezione di fiducia non da poco. Quasi sicuramente non sarò io a vincere, ma il "semplice" fatto di essere stata nominata è il riconoscimento migliore che potessi mai aspettarmi.
Spero proprio che stanotte dormirò meglio rispetto alle scorse notti!

mercoledì 2 settembre 2020

Fatevi i figli vostri!

Altra vignetta in francese – negli ultimi tempi l'ispirazione per scrivere qualcosa di almeno vagamente originale langue più del solito, ahimè – che illustra la mancanza di tatto e di discrezione con cui troppa gente si rivolge alle coppie a proposito dei loro progetti genitoriali.

– A quando un bambino?
– A quando la sorellina?
– Che bella famiglia!
– Proverete ad avere una femminuccia?
– Proverete ad avere un maschietto?
– Tre maschietti, poveri genitori...
– Tre femminucce, il papà è beato tra le donne!
– Ma perché ne avete fatto un quarto???
– Ehi oh, ci lasciate vivere la nostra vita, sì???
[Piccola nota personale: bisognerebbe ricordare sempre che molte coppie non hanno avuto/non avranno figli per ragioni indipendenti dalla loro volontà, ed è quanto mai opportuno non correre il rischio di mettere il dito nella piaga]

martedì 1 settembre 2020

Allons enfants

Quest'oggi condivido due immagini in francese – con relativa traduzione – dedicate ai genitori.

Se volete risparmiare un po' di soldi, forse è il momento buono per annunciare ai vostri bambini che Babbo Natale non è sopravvissuto alla pandemia.
– Dì papà
– Mamma
– No, dì papà
– Mamma
– C***o! Ma dì PAPÀ!!!
– C***o
– Cosa hai detto?
– C***o
– Tesoro, sono tornata
– C***o
– Che cosa? Chi te l'ha insegnato?
– Papà
[Mi sono permessa un piccolo adattamento per rendere la traduzione più verosimile, anche se magari un pochino meno efficace. Nell'originale papà e figlio dicono "putain", p***ana, che oltretutto è offensivo per la mamma... ma in italiano quale persona impreca usando quella parola e basta? Tutt'al più si dice "porca p***ana"]

lunedì 31 agosto 2020

Niente più assembramenti alla Mecca

Quest'oggi ti propongo la traduzione di un articolo scritto da Neal Freyman per Morning Brew e pubblicato un mese fa. Mi hanno colpita in particolare le due foto che lo corredano.

Lo Hajj sembra molto diverso quest'anno

I pellegrini musulmani si affollano intorno alla Kaʿba, il luogo più sacro dell'Islam, nel 2016. Stanno partecipando allo Hajj, un pellegrinaggio annuale di milioni di musulmani alla Mecca, in Arabia Saudita, e uno dei più grandi raduni religiosi del mondo.
Adesso è così...
Questa settimana intorno alla Kaʿba si sono affollati molti meno pellegrini. L'Arabia Saudita non permette a nessun forestiero di entrare nel regno per lo Hajj quest'anno a causa della pandemia, e coloro che partecipano sono soggetti a severe restrizioni.
È qui che entra in gioco l'alta tecnologia. Ai pellegrini sono stati dati dei braccialetti per misurare i loro movimenti all'ingresso della Mecca, e saranno soggetti a numerosi termoscanner per il monitoraggio della temperatura.

giovedì 27 agosto 2020

Cosa vuol dire essere adulti

L'altro giorno una mia "facciamica", impegnata a pulire la casa al mare prima di ripartire per tornare in città, ha suggerito che questa potesse essere una sorta di metafora dell'età adulta.
Mi sono limitata a sorridere tra me e me, evitando di commentare «A me me pare 'na str***ata». ;-) Ma al tempo stesso ho cominciato a riflettere: che cosa significa davvero essere adulti? E soprattutto io lo sono/mi sento tale?
Secondo il Dizionario Sabatini Coletti l'aggettivo adulto ha due accezioni:
  • Di essere umano che ha concluso la crescita (sin. grande)
  • fig. Che esprime compiutamente le potenzialità della persona (sin. maturo)
La prima cosa che mi viene in mente? Vediamo... essere adulti significa possedere o sapersi procurare le risorse psicologiche, emotive e laddove necessario materiali per affrontare e per quanto possibile superare le situazioni che la vita ci pone di fronte, senza tirarci indietro.
Quando nel settembre di quattro anni fa sono venuta a vivere con il mio amore – una decisione che probabilmente se le condizioni di salute di mia mamma fossero state peggiori di com'erano all'epoca non avrei avuto il coraggio di prendere – è stato il passo più lungo che credo di aver mai compiuto in tutta la mia vita... però non più lungo della gamba, non sarebbe stato da me! ;-) Dopo un bel po' di tempo è arrivato anche un buon lavoro, migliore di quanto avrei mai potuto sperare. A coronare tutto questo, all'inizio di questo 2020 io e il mio lui abbiamo iniziato a darci da fare per regolarizzare la nostra posizione reciproca dinanzi allo Stato – in una parola, sposarci ;-) – ma poi il maledetto COVID-19 ci ha messo lo zampino mandando tutto all'aria, almeno per il momento. A giugno mamma ci ha lasciato, così non solo non avrò la gioia di vederla assistere al mio matrimonio – a causa del peggiorare delle sue condizioni di salute, avevo rinunciato già da un po' all'idea che potesse partecipare alla cerimonia – ma nemmeno quella di darle la soddisfazione di sapermi ufficialmente "sistemata": so quanto ci tenesse.
(Il sogno di essere accompagnata all'altare da papà è sfumato ormai più di cinque anni fa, e oramai si può dire che ci ho fatto il callo, anche se non del tutto)
Parlavamo dell'età adulta. I miei genitori mi hanno sempre trattata come la "piccola di casa", quasi avessero timore di rendermi troppo indipendente. Io in questa situazione per un po' mi ci sono crogiolata, finché non ho deciso di spiccare pian piano il volo. Ma delle premure un tantino eccessive che ho ricevuto durante l'infanzia e l'adolescenza pago il pegno ancor oggi: quante volte vorrei chiamare papà e mamma – soprattutto lei, anche perché la sua perdita è molto più recente, e nonostante i 600 km di distanza la chiamavo tutti i santi giorni dopo cena, cascasse il mondo – per avere un consiglio, chiedere spiegazioni su qualcosa, farmi raccontare frammenti del passato della nostra famiglia, commentare le notizie del giorno... o anche solo semplicemente per sentire la loro voce?! Se non avessi l'enorme fortuna di avere accanto un uomo che mi ama e mi sostiene in tutti i modi, sinceramente non so proprio come avrei fatto a non crollare. E questo pensiero mi inquieta abbastanza.
Mi rendo conto che questo può sembrare uno sfogo abbastanza sconclusionato, e a rileggerlo domani mi metterò le mani nei capelli... ma è così che mi sento adesso.

mercoledì 26 agosto 2020

Un'estate tormentata

In quest'estate così anomala, pure i tormentoni musicali sono sottotono; ne scelgo giusto uno, Karaoke di Boomdabash e Alessandra Amoroso...



... perché si è guadagnato il maggior numero di parodie sui canali YouTube ai quali sono iscritta: i 4 Santi, la Rimbamband e È UNA VITACCIA.
Una veloce menzione per Ciclone di Elodie featuring un sacco di gente (a cura dei lanciatissimi Takagi & Ketra), Non mi basta più di Baby K con nientepopodimenoché special guest Chiara Ferragni, e La isla di Giusy Ferreri ed Elettra Lamborghini (un'accoppiata più irritante sarebbe stato difficile azzeccarla).
Ma le mie preferite sono Un'altra estate di Diodato e, abbastanza sorprendentemente per chi conosce i miei gusti, Bam Bam Twist di Achille Lauro.

martedì 25 agosto 2020

Dolcemente complicate

Io i memi basati sugli stereotipi riguardanti le donne posso condividerli con la massima nonchalance, perché non mi ci riconosco affatto (vabbè, forse giusto un pochino ;-) ). Tipo questo che parte dall'ipotesi che al posto dell'astronauta Jack Swigert ci fosse stata una donna!


La verità è che, se solo gli uomini ci dessero retta, certe incomprensioni sarebbero assai più rare...

Le donne sono così difficili da comprendere
Beh, in realtà vogliamo soltant...
Creature così complesse
Se solo ascoltas...
Così misteriose
[Ops, mi è scappato un altro stereotipo complementare all'altro]

lunedì 24 agosto 2020

Barometri low-cost

Se non ci si può permettere una stazione meteo hi-tech, ci si può arrangiare con un po' d'ingegno e una buona dose di sagacia utilizzando una semplice corda...


... oppure una pietra.

PIETRA DELLE PREVISIONI DEL TEMPO DI JOHN
Pietra bagnata: piove
Pietra asciutta: non piove
Ombra al suolo: c'è il sole
Sopra c'è del bianco: nevica
Non si riesce a vedere la pietra: c'è nebbia
Pietra che oscilla: c'è vento
Pietra che sobbalza su e giù: terremoto
Pietra sparita: tornado

domenica 23 agosto 2020

Il dolore di chi resta

Mentre riflettevo sul dolore per la perdita di mia madre che non accenna a scemare, o perlomeno lo fa ma con esasperante lentezza – mentre lei, comunque sia fatto l'aldilà, me la immagino in pace e del tutto incurante delle cose terrene – mi è tornata in mente una battuta graffiante e "giusto un pochino" politicamente scorretta, espressa dal comico britannico Ricky Gervais sotto forma di tweet.

Quando sei morto, non sai di essere morto. È doloroso e difficile soltanto per gli altri. Lo stesso vale quando sei stupido.
Il fatto che mi metta a pubblicare battute del genere vuol dire forse che lo sto superando, questo dolore? Per niente: semmai è piuttosto un tentativo di esorcizzarlo, di allontanarlo pur sapendo che tornerà inesorabile ad assalirmi nel momento più inaspettato. Oggi sono trascorsi due mesi esatti da quando, angosciati da quello che avevamo sentito al telefono, io e il mio compagno abbiamo raccolto in fretta e furia quattro cose e ci siamo messi in macchina per Pescara, ma durante il viaggio siamo stati raggiunti dalla notizia che era ormai troppo tardi; ora del decesso 0:35 del 24 giugno, recita gelida e implacabile la cartella clinica che ho voluto farmi rilasciare. E il pensiero delle cose non dette, dei sempre troppo pochi gesti d'affetto dati e ricevuti, mi perseguita.