martedì 24 maggio 2022

Amicizie virtuali, storie tristemente reali

Un paio di mesi fa una mia amica di Facebook, che frequentavo virtualmente dai tempi del FriendFeed, ha pubblicato l'immagine di un uomo fotografato in lontananza a mollo in un mare azzurrissimo, accompagnata dalle parole «Ciao amore mio». Nei commenti lo ha taggato – era pure lui un mio "facciamico" – e solo allora ho capito che i due, che sui social usavano uno pseudonimo e degli avatar al posto delle foto, stavano insieme, e che purtroppo lui era morto; il suo ultimo post risaliva forse al giorno prima, e nulla lasciava presagire quello che sarebbe accaduto (e su cui nulla so).

Qualche settimana dopo ho ricevuto una notifica dall'app Unfriend Finder: all'improvviso lui non figurava più nell'elenco dei miei contatti. L'unica spiegazione possibile era che qualche persona cara, probabilmente la stessa moglie/compagna, avesse preso il controllo del suo account, che in effetti risultava scomparso. Ho pensato che fosse davvero un peccato, dal momento che questa persona condivideva in continuazione immagini talmente interessanti che mi ero salvata nei Segnalibri il link al suo album per sfogliarlo di tanto in tanto. E adesso non posso più farlo. Non mi permetto di sindacare sulla decisione di chi ha eliminato l'account – avrà sicuramente avuto delle validissime ragioni – ma mi limito a confessare che questo ha in qualche modo acuito il mio dispiacere.

Ieri Facebook mi ha ricordato che era il compleanno di un altro "facciamico". Ne parlai qui anni fa all'indomani della sua scomparsa, che mi aveva addolorata moltissimo. Facebook continua ogni anno a notificarmi la ricorrenza, perché l'account è ancora attivo e nessuno lo ha reso commemorativo; ogni volta è un colpo al cuore. I suoi amici – qualche volta l'ho fatto pure io, almeno fino all'anno scorso – gli auguri glieli mandano lo stesso, roba del tipo «Buon compleanno, ovunque tu sia». Ed è una cosa di una bellezza commovente.

Sempre ieri un altro "facciamico" non ancora trentenne, che ho conosciuto ai tempi del corso di fotografia, ha comunicato una notizia straziante: la sua ragazza, ventotto anni non ancora compiuti (ma ne dimostrava persino meno), con la quale stava mettendo su casa, non c'era più. «Hai lottato con tutte le tue forze, ma purtroppo questa malattia è stata più forte», sono alcune delle parole di commiato del fidanzato. A molte persone che conosco la retorica guerresca della malattia come lotta senza quartiere che qualcuno riesce a vincere e qualcun altro no non piace, perché ci leggono il fastidioso e ingeneroso sottotesto che "muore solo chi non ci ha creduto abbastanza". Dal mio punto di vista, invece, che esistano "nemici" troppo forti per poter avere la meglio su di loro, sebbene ce la si metta tutta, è un triste dato di fatto.

lunedì 23 maggio 2022

Trent'anni dopo

Oggi, trentesimo anniversario della strage di Capaci che costò la vita al noto magistrato antimafia Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e a tre agenti della scorta, rievoco quel sabato pomeriggio di fine maggio in cui la ragazza non ancora sedicenne che ero si rese conto con un'evidenza agghiacciante delle atrocità a cui poteva arrivare la criminalità organizzata. Ero a casa, con tutta la famiglia, e seguivamo ammutoliti i notiziari. Uno sgomento che per quanto mi riguarda sarebbe stato superato, forse, soltanto da quello che avrei provato l'11 settembre di nove anni dopo.

Nei giorni successivi a quel lugubre 23 maggio, a scuola, i docenti, soprattutto la prof di Storia e Filosofia alla quale devo una parte non trascurabile del mio attuale senso civico, avrebbero provato per quanto possibile ad aiutarci a capire quello che a noi adolescenti fino ad allora abbastanza spensierati sembrava assurdamente incomprensibile.

Ma non era ancora finita: di lì a neanche due mesi Paolo Borsellino avrebbe fatto la stessa terribile fine del collega e amico, in via d'Amelio a Palermo, sotto casa di sua madre, sia pur con modalità un po' differenti. Benché non sia giusto né abbia senso fare una sorta di "classifica del coraggio", non posso fare a meno di pensare che, dopo quello che era capitato a Falcone, Borsellino sia andato avanti per la sua strada con l'angosciosa sensazione di essere già un morto che camminava.

Da allora, dopo Capaci e via d'Amelio, di stragi mafiose altrettanto eclatanti non ce ne sono più state. E molti esponenti di spicco di Cosa Nostra, tra i quali "il capo dei capi" Totò Riina, sono stati assicurati alla giustizia. Vuol forse dire che il sacrificio delle vittime degli attentati, con la sua potentissima valenza anche simbolica, è davvero servito a debellare il male contro cui combattevano, e che la mafia è stata di fatto sconfitta? C'è poco da essere ottimisti, soprattutto dopo aver letto le parole del professor Guido Saraceni.

Negli anni successivi, quando il potere trovò un nuovo e definitivo assetto, la mafia mise da parte le bombe, lasciando la netta impressione di non essere affatto scomparsa, ma di aver semplicemente stipulato l’accordo giusto, il patto più conveniente e proficuo, con chi di dovere.
Se non ne siete convinti, vuol dire che avete bisogno di ripassare la cronaca giudiziaria sui rapporti tra potere politico e potere mafioso – una storia drammatica e, di per sé, parecchio eloquente.

domenica 22 maggio 2022

Quando un computer deve capire se sei un essere umano

Stasera, a un paio d'anni di distanza da un post analogo, condivido un po' di memi sui CAPTCHA, acronimo che si pretende derivato dall'inglese "Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart" (test di Turing pubblico e completamente automatico per distinguere computer e umani).

Cosa ti rende umano?
  • Amare e prenderti cura degli altri
  • Selezionare tutte le immagini con dei semafori
Quando tu pensavi che la capacità di amare ci rendesse umani, ma invece era la capacità di selezionare i riquadri contenenti semafori

La faccenda può rivelarsi vagamente insidiosa...

Per scherzo, almeno credo, sono stati realizzati anche dei CAPTCHA "per addetti ai lavori". Comincio con uno basato su un concetto, i codici colore dei resistori, che la sottoscritta dovrebbe conoscere a menadito. Almeno in teoria! (In pratica, durante i corsi che ho seguito a ingegneria elettronica, non ricordo che si sia andati oltre un breve accenno... Temo la reputassero una competenza di livello tecnico troppo basso)

Seleziona tutti i riquadri con resistori da 220 ohm

[La soluzione è rosso-rosso-marrone, senza contare la tolleranza]

Seleziona tutti i riquadri con i Vescovi dissenzienti dai reperti cristologici del Primo Concilio di Nicea.
Seleziona tutte le immagini in cui se dovessi aggiungere un decrescendo si aggiungerebbe alla musicalità del pezzo senza essere interpretato come una metafora eccessivamente pesante nel contesto del materiale tematico.

sabato 21 maggio 2022

La "condanna" di essere perfezionista

Dopo questo post e quest'altro, torno a distanza di poco tempo a prendere spunto da EfficaceMente condividendo l'immagine qui sotto, che mi ha davvero colpita, avendo io un'indole tendenzialmente perfezionista (anche se col passare degli anni sono riuscita a smussare certi estremi, a volte con fin troppo successo, perché poi è proprio lì che è in agguato l'errore madornale!).

Le 8 radici del tuo perfezionismo
  1. Paura di sbagliare
  2. Paura di non essere "abbastanza"
  3. Paura del giudizio e delle critiche
  4. Aspettative rigide dei genitori
  5. Bassa autostima
  6. Forte desiderio di approvazione
  7. Desiderio di controllo
  8. Associare il proprio valore ai propri successi

In almeno uno di questi punti, l'ottavo e ultimo, non mi pare di riconoscermi più di tanto, mentre riguardo a quasi tutti gli altri la mia reazione è stata del tipo...

venerdì 20 maggio 2022

La colpa e il perdono

Mercoledì pomeriggio la scuola dell'infanzia di Pile, frazione dell'Aquila, è stata teatro di una terribile tragedia: un'auto parcheggiata in discesa si è sfrenata e ha travolto sei bambini dai 3 ai 5 anni. Uno di loro, il piccolo Tommaso di quattro anni, purtroppo non ce l'ha fatta.

La conducente dell'auto, indagata per omicidio stradale, durante l'interrogatorio in Procura ha ribadito di aver tentato di frenare la macchina con le mani, senza riuscirci. Ed ha aggiunto «Io e tutta la mia famiglia non riusciamo a darci pace, questa tragedia ci segnerà per la vita. Siamo sconvolti, addolorati».

Da parte sua Patrizio D'Agostino, il papà di Tommaso, dimostra di affrontare con un equilibrio davvero ammirevole il dolore più atroce che possa colpire un genitore. «È stata una fatalità, una disgrazia. La madre dei gemellini [in realtà due gemelline di 5 anni, che era andata a riprendere a scuola lasciando in macchina il figlio di 12 anni, NdC] non c'entra nulla, non coviamo un senso di vendetta nei confronti di quella donna. Sarà disperata quanto noi, anche la sua vita in fondo è stata rovinata. Si vede che il Signore aveva bisogno di un angelo e ha scelto Tommaso».

E alla domanda su come si comporterebbe se la donna che ha provocato la tragedia volesse far loro visita, risponde «La accetteremmo nella nostra casa, vivrà con questo peso per tutta la sua vita ed è giusto darle un abbraccio e farle sentire che abbiamo capito: si è trattato di una disgrazia, non di una sua volontà».

Inevitabilmente la mia memoria è tornata a questa notizia di cinque anni fa: sempre in Abruzzo, a Vasto, un uomo si è fatto giustizia da sé ammazzando con tre colpi di pistola il giovane che aveva investito e ucciso sua moglie dopo essere passato col rosso.

Quella fu una reazione indubbiamente folle e sconsiderata, che neppure la palese responsabilità dell'investitore poteva in alcun modo giustificare... ma se una cosa del genere succedesse a me, non credo proprio che riuscirei a parlare tanto presto di perdono, in nessun caso. Moltissima stima a Patrizio D'Agostino, che considero davvero una bella persona, e un pensiero affettuoso e commosso a lui e alla sua compagna Alessia Angelone affinché possano elaborare quanto prima un lutto così straziante.

giovedì 19 maggio 2022

Un dottore NON vale l'altro!

Mi ricollego in qualche modo al post di ieri e torno a parlare di dottori, anche se in maniera ironica... con un tocco funereo. Se c'è qualcuno che sta male e viene chiesta l'assistenza di un dottore, non è detto che a rispondere alla chiamata sia quello giusto, ovvero un medico: ecco il filo conduttore che accomuna i seguenti memi raccolti online.

– C'è un dottore qui?
– Io sono un dottore, cosa sta succedendo?
– Un infarto.
– Sono un dottore in filosofia.
– Sta per morire.
– Moriremo tutti.

Ma la parte del leone, diciamo così, la fanno loro malgrado i dottori in matematica, categoria della quale ho rischiato (molto alla lontana) di entrare a far parte!

– C'è un dottore qui?
– Io sono un dottore, cosa sta succedendo?
– Un infarto.
– Sono un dottore in matematica.
– Sta per morire.
– Lo dimostri.
– C'è un dottore qui?
– Sì, io lo sono.
– Qual è la sua specializzazione?
– Sono un dottore in matematica.
– Il mio amico sta morendo.
– Meno uno.
Assistente di volo: Abbiamo un dottore a bordo?
Io: Ho un dottorato in matematica.
Assistente di volo: Un passeggero ha un infarto e un altro ha un attacco d'asma.
Io: *annuendo* fa due.

mercoledì 18 maggio 2022

Andare dal dottore ai tempi del web

Qualche mese fa il mio medico curante – anche se è una donna non mi piace chiamarla "medica", con buona pace di Vera Gheno che tira in ballo l'erba medica, sebbene a quanto pare quest'ultima si chiami così perché originaria della Media – ha sospeso il comodissimo servizio WhatsApp, presumibilmente perché veniva subissata di messaggi anche vocali a tutte l'ore e non riusciva a starci appresso. Per richiedere una ricetta o prendere un appuntamento ho dovuto di nuovo fare ricorso all'odiato telefono, mettendo in conto attese imprevedibilmente lunghe prima che riuscissi a trovare la linea libera e la dottoressa potesse rispondermi.

Questo finché lei non ha aderito alla piattaforma sanitaria MioDottore. Tramite l'apposita app posso comodamente prendere appuntamenti – l'ultimo proprio per stasera, e due giorni fa ho ricevuto un promemoria – sia con lei che con vari specialisti, e mandarle messaggi testuali con tanto di allegati, ricevendo addirittura risposta (!). L'accesso agli sportelli amministrativi per l'accettazione prelievi ed altri servizi ospedalieri posso prenotarlo tramite il servizio Zerocoda, e visite ed esami li prenoto tramite l'apposito portale di Regione Lombardia. Una figata spaziale, vero?

Ne ero assolutamente entusiasta... finché la vignetta qui sotto, dai toni abbastanza cupi, non mi ha mostrato l'altra faccia della medaglia.

Per fissare un appuntamento, doveva prima aggiornare il sistema operativo, scaricare un'app, ottenere un nome utente, scegliere una password, accedere a un portale sanitario, navigare fino ai messaggi e scrivere al suo medico... A quel punto era troppo tardi.

Magari la vignetta descrive una situazione un tantino estrema: per quanto gli anziani possano avere mediamente poca dimestichezza con le "diavolerie tecnologiche", voglio sperare che nessuno (o quasi) sia così solo da non avere un parente, amico o conoscente a cui chiedere aiuto... e soprattutto, mi auguro che nessuno di questi ultimi ne approfitti per chiedere qualcosa in cambio dell'assistenza offerta! Comunque sì, cercare di tenersi al passo con le nuove tecnologie è sempre una buona cosa. Non solo perché mi sembra auspicabile essere il più possibile autonomi, ma anche perché questo genere di incombenze contribuisce a tenere allenato il cervello... e lo spirito.

martedì 17 maggio 2022

Riflessioni sulla scuola

Stasera condivido alcuni spunti raccolti nei mesi scorsi riguardo alla scuola e all'università.

Un'immagine di EfficaceMente...

e i link a due articoli:

lunedì 16 maggio 2022

Che brutta fine...

Da ieri sui social circola lo screenshot di un presunto tweet del leader di Italia Viva Matteo Renzi.

Finalmente una cosa giusta, è il commento sulla pagina di satira politica dei Socialisti Gaudenti. I quali in realtà erano ben consapevoli che fosse un fake: del resto il brusco cambio di font non mente. La versione originale è sconfortante.

E dire che un tempo io ci avevo creduto davvero, che lui fosse di sinistra. Guarda un po' che brutta fine che ha fatto... :'-(

domenica 15 maggio 2022

Slava Ukraïni!

Il gruppo ucraino della Kalush Orchestra, confermando le previsioni della vigilia, ha trionfato all'Eurovision Song Contest 2022 con Stefania. Originariamente dedicato alla mamma del leader della band Oleh Psyuk, il brano si è trasformato in un inno a tutte le madri dell'Ucraina in guerra, e alla madre patria. Determinante è stato il televoto, dal momento che le giurie di qualità nazionali avevano assegnato il primo posto al Regno Unito, rappresentato da Sam Ryder con il brano Space Man, relegando gli ucraini al quarto posto.

Sui social, e non solo, impazzano le polemiche: non è un risultato giusto perché «è uno schifo, la politica deve restare fuori dalla musica» (decenni di canzoni e cantautori impegnati stanno lì a dimostrare il contrario, e comunque in questo caso l'empatia e la solidarietà c'entrano più della politica) e perché «La canzone ucraina era oggettivamente di una bruttezza rara» (cit. Selvaggia Lucarelli, con tanti cari saluti alla soggettività e indiscutibilità dei gusti personali).

Per quanto mi riguarda, invece, mi fa davvero piacere che abbia vinto la Kalush Orchestra: magari il brano non sarà stato il migliore in assoluto tra quelli in gara, ci sento sonorità vagamente sinistre (a parte l'assolo di telenka, uno strumento a fiato simile a un lungo flauto tipico della loro zona, che ho trovato molto accattivante), ma ha un testo – la Kalush Orchestra fa parte di quella minoranza di artisti in gara che ha presentato un brano nella propria lingua madre anziché in inglese – che sa emozionare, soprattutto nella parte che dice «Troverò sempre la strada di casa, anche se tutte le strade sono distrutte». Ed è ancora più emozionante il video ufficiale, girato a Bucha, Irpin, Borodyanka e Hostomel, città gravemente colpite dagli attacchi russi, e pubblicato oggi.

Insomma, un risultato dall'altissimo valore simbolico, che esprime in maniera abbastanza inequivocabile la vicinanza dell'Europa a un popolo in gravissima crisi. Mi auguro di cuore che l'Ucraina possa ospitare, come in qualità di Paese campione in carica le spetterebbe di diritto, la prossima edizione dell'Eurovision Song Contest; ma affinché questo sia possibile deve tornare pacificata e sovrana.

Monika Liu, rappresentante della Repubblica baltica della Lituania all'Eurovision Song Contest con il brano Sentimentai, ha realizzato assieme alla cantante Daiva Keymono e ai musicisti del National Opera and Ballet Theatre una splendida versione di Stefania per esprimere solidarietà ai fratelli e alle sorelle dell'Ucraina.

P.S.: Il titolo del post vuol dire "Gloria all'Ucraina".