mercoledì 10 novembre 2021

Aspettando il richiamo

Il 21 settembre scorso ho raccontato di essermi sottoposta a un prelievo nell'ambito del Progetto SerGenCOVID-19 del CNR; sabato scorso, con un po' di ritardo rispetto al mesetto che mi era stato prospettato, ho ricevuto via e-mail la notifica della disponibilità del risultato del mio test sierologico, che ho prontamente scaricato. Quando ho letto che il test risultava positivo, mi è preso un colpo... ma subito dopo mi sono resa conto che, essendo io vaccinata, era abbastanza normale che io avessi parecchi anticorpi. Per la precisione, il valore delle mie IgG è superiore alle 2080 BAU/ml, dove il buffo acronimo BAU sta per Binding Antibody Unit (unità di anticorpo legante): il test è positivo per valori maggiori o uguali a 33,8, e tale esito è compatibile con pregressa esposizione al SARS-CoV-2 o con vaccinazione anti SARS-CoV-2.

È tanto? È poco? Non vedevo l'ora di discuterne col mio medico, tanto più che in fondo al referto c'è la nota «È sempre necessario, per una corretta interpretazione, mostrare il referto al medico curante»... ma poi ho letto che il dato sulla quantità di anticorpi dice pochissimo sull'effettiva protezione dal coronavirus – nel senso che uno può avere molti anticorpi ma essere poco protetto, e viceversa – e allora ho deciso che potevo aspettare; probabilmente gliene parlerò mercoledì prossimo, quando andrò come tutti gli anni a farmi il vaccino antinfluenzale, da brava pro-vax quale sono! :-)

Di sicuro farò la terza dose non appena mi sarà possibile: notizia di poco fa, il ministro della Salute Roberto Speranza ha comunicato che dal primo dicembre il richiamo – quello che ormai quasi tutti chiamano booster, ennesimo inutile anglicismo giustamente bocciato dall'Accademia della Crusca – lo potranno fare tutti coloro che hanno dai 40 anni in su come me, ma siccome devono passare almeno sei mesi dalla seconda dose (che io ho fatto a metà luglio) nel mio caso se ne parlerà a gennaio.

[Lo screenshot che apre il post è relativo alla voce booster del dizionario inglese-italiano di WordReference]

martedì 9 novembre 2021

No-vax d'antan

Stasera prendo spunto dal post pubblicato ieri da Andrea, e sottolineo che l'ostilità ai vaccini esisteva già molto prima del COVID. Leggendo questo articolo sono venuta a sapere che all'inizio degli anni '60, dopo che Albert Bruce Sabin mise a punto il suo vaccino antipolio – che con encomiabile slancio filantropico non volle brevettare, rinunciando ad arricchirsi, perché «È il mio regalo a tutti i bambini del mondo» – da somministrare per via orale, il ministro della Sanità dell'epoca, il democristiano Camillo Giardina, dichiarò lapidario «Prima che i bambini italiani siano vaccinati con virus attenuati, dovranno passare sulla mia poltrona». Sarebbe stato il socialista Giacomo Mancini, nominato alla guida del dicastero da Aldo Moro nel 1963, ad imporre l'introduzione del vaccino Sabin.

Passando dalla storia di sessant'anni fa alla narrativa, riporto qui di seguito un brano, copiato da un post su Facebook, del romanzo Un albero cresce a Brookyn pubblicato dalla scrittrice statunitense Betty Smith nel 1943.

Prima di andare a scuola bisognava farsi vaccinare: era la legge. Che paura! I medici del servizio di igiene cercavano di spiegare ai poveri analfabeti di Brooklyn che vaccinare significava inoculare il vaiolo in forma blanda per impedire che i bambini contraessero la forma letale. Ma i genitori non ci credevano. Tutto ciò che comprendevano era che si inoculavano ai loro bambini sani i germi di una malattia. Alcuni non davano il permesso di vaccinarli. Allora le autorità proibivano ai figli di frequentare le scuole e poi li perseguivano per non averli mandati a scuola. I genitori replicavano:
“E questo sarebbe un paese libero! Bisognava proprio venire fin qui per vedere una cosa simile. Come si fa a chiamare libertà una legge che obbliga a mandare i figli a scuola e mette la loro vita in pericolo?
Le madri in lacrime conducevano al centro sanitario i loro piccoli, che urlavano di paura come se li stessero portando al macello. Non appena vedevano l’ago della siringa, i bambini cominciavano a urlare più forte mentre le madri, che attendevano nell’ingresso, si coprivano la testa con lo scialle e piangevano come se fossero già morti.

Poiché non metto in dubbio la verosimiglianza del racconto, rimango amareggiata da quanto queste righe suonino attuali...

lunedì 8 novembre 2021

Io, boomer* senza averne l'età

Ieri mattina stavo spippolando al PC, quando all'improvviso sulla scheda del browser dov'era aperto Facebook è arrivata una notifica: sulla pagina del comune dove abito era iniziato un video in diretta. Ho cliccato per guardarlo, storcendo immediatamente il naso quando mi sono resa conto che il video era verticale... e quel che è peggio è che non si trattava di un evento estemporaneo, bensì di una cerimonia ufficiale in programma da giorni: la commemorazione dei caduti, peraltro con dei musicisti e un pubblico che sarebbero stati inquadrati molto meglio in orizzontale. È vero che le dirette non sono così intuitive da fare in orizzontale, comunque a me è bastata una velocissima ricerca con Google per scoprire come si fa.

Ho "osato" esternare sulla mia bacheca il fastidio che avevo provato, illustrandolo con il meme qui sotto...

... non l'avessi mai fatto! ;-) A dire il vero non è che mi abbiano dato tutti torto, anzi... ma ricevere tanti commenti per una questione relativamente marginale, mentre considerazioni che mi stanno molto più a cuore non se le fila nessuno, mi ha fatta sentire a disagio.

Il succo delle critiche era: oramai la stragrande maggioranza dei video vengono girati e guardati su smartphone, il meme che hai condiviso poteva avere senso dieci anni fa ma oggi la maniera di usare i social è cambiata radicalmente... aggiornati, boomer* che non sei altro! (Quest'ultimo imperativo è stato espresso in modo meno esplicito, ma io l'ho percepito così)

Per fortuna uno che la pensava come me, e che avendo l'abitudine di guardare i video sullo schermo del PC e perfino sul televisore è infastidito quanto me da quelli girati in verticale, mi ha dato man forte: chi usa solo lo smartphone può guardare un video orizzontale come si deve semplicemente ruotando il dispositivo, mentre per chi usa computer e TV è pressoché impossibile fare lo stesso con i video verticali. Insomma, fare i video orizzontali può andar bene per tutti, farli verticali invece no.

Una piccola osservazione conclusiva: nella mia esperienza personale ho verificato che, nella stragrande maggioranza dei casi, dal punto di vista qualitativo i video verticali non valgono quasi mai il tempo che impiego a guardarli, a meno che non siano davvero molto brevi oppure il contenuto si esaurisca nella traccia audio. Tra le poche eccezioni che mi vengono in mente posso indicare il chimico Dario Bressanini, che magari le Stories le realizza in verticale, ma poi spesso le monta insieme caricando il video risultante sul suo canale YouTube di appoggio. A proposito di YouTube, quasi tutti i canali che seguo fanno video in orizzontale, compresi i The Jackal che non mi sembrano proprio dei matusa... ;-) (Accidenti, quanto è da boomer* dire "matusa" nel 2021? ;-) )

*A voler essere precisi un boomer è «una persona nata in Nordamerica o in Europa tra il 1946 e il 1964, ovvero durante il periodo del notevole aumento demografico avvenuto in quegli anni, noto con il termine inglese di baby boom, che proseguì parallelo al boom economico registrato in questi paesi nel secondo dopoguerra», quindi io tecnicamente non lo sarei, essendo nata qualche annetto più tardi... comunque sta di fatto che, visto il modo in cui ragiono, spesso "OK boomer" me lo dico da sola! ;-)

domenica 7 novembre 2021

L'anno d'oro dei Måneskin

Per il gruppo rock romano dei Måneskin il 2021 è stato un anno memorabile: prima la vittoria del Festival di Sanremo, poi il trionfo all'Eurovision Song Contest... e ieri sera hanno avuto l'onore di aprire un concerto dei leggendari Rolling Stones a Las Vegas. Mica male, per quattro ragazzi che insieme fanno poco più di ottant'anni di età, vero? ;-)

Hanno iniziato la gavetta appena adolescenti suonando in via del Corso a Roma...

... poi nel 2017 hanno partecipato all'undicesima edizione del talent show X Factor classificandosi secondi – ma il vincitore di quell'anno, il tenore Lorenzo Licitra, chi se lo ricorda più? – e lì è cominciata la loro irresistibile ascesa.

Ammetto che fino a non molto tempo fa non me li filavo granché, ma quest'anno li ho rivalutati un sacco. Il pezzo che preferisco? Il loro cavallo di battaglia Beggin', cover dell'omonimo singolo dei The Four Seasons datato 1967, che ovviamente hanno suonato anche a Las Vegas.

E pensare che c'è ancora chi li sfotte...


... oppure li tratta con sufficienza perché "la musica che fanno non ha niente a che vedere con il vero rock". Avercene, dico io!

Vorrei precisare che non dico "avercene" nel senso in cui lo direbbero molte mie conoscenti più o meno giovani, eterosessuali come me. A differenza loro io non ce la faccio a considerare "bombabile" Damiano David, l'indiscutibilmente figo leader del gruppo... Potrebbe essere mio figlio, accidenti! :-O

sabato 6 novembre 2021

Non ne siamo usciti migliori

Il titolo del post allude alle frasi che, soprattutto nei primi tempi della pandemia, venivano ripetute a mo' di mantra incoraggiante in ogni dove: "andrà tutto bene", "ne usciremo migliori" e così via.

Io alla prima non ci ho mai creduto, e il fatto che pure la seconda fosse priva di fondamento, perché molti al contrario hanno dato il peggio di sé negli ultimi venti mesi o poco più, è divenuto ben presto una certezza. Pensiamo all'astio subìto nella primavera del 2020 dai runner, da chi non sembrava rispettare il distanziamento sociale nelle foto pubblicate dai media (salvo poi scoprire che il fotografo aveva usato un teleobiettivo che falsava la percezione delle distanze) oppure da quelli che uscivano a pisciare il cane dieci volte al giorno per aggirare impunemente le restrizioni: ci si guardava in cagnesco da una parte all'altra della barricata virtuale che si era venuta a creare.

E la grande rivalità del momento presente, nata con l'inizio della campagna vaccinale, è quella tra pro-vax e no-vax. In realtà quest'ultima categoria è molto più sfumata di quanto si tenda a ritenere per semplificare: include non soltanto coloro che rifiutano i vaccini per principio perché credono a bislacche teorie complottiste, ma anche gente che comprensibilmente ha paura dei possibili effetti collaterali. Comunque, da vaccinata quale sono, devo ammettere di accogliere con una punta di compiacimento notizie come le seguenti:

  • Da lunedì in Austria saranno in vigore nuove restrizioni per le persone non vaccinate contro il coronavirus.
  • In Germania il presidente della Turingia ha minacciato di non curare più i non vaccinati negli ospedali.
In quest'ultimo caso, se ci si ferma al titolo, la notizia suona a dir poco inquietante: ma scherziamo? Chiunque ha il diritto di essere curato, dai no-vax agli alcolizzati, dai fumatori a coloro che hanno problemi di salute dovuti a un'alimentazione sregolata! Ma l'articolo precisa che la minaccia potrebbe essere attuata «se dovesse salire eccessivamente la pressione sulle strutture sanitarie». In una discussione sorta in un gruppo Facebook ho fatto presente che a mio parere questo cambiava i termini della questione, e mi hanno dato torto: è vero che in caso di sovraccarico degli ospedali e delle terapie intensive è necessario operare delle scelte, come è accaduto in particolare all'apice della pandemia quanto purtroppo non è stato possibile dare assistenza sanitaria a tutti coloro che ne avevano bisogno anche per cause estranee al COVID, ma i criteri di scelta vanno applicati sul momento e non possono essere aprioristici né di natura etica (ovvero del tipo "se hai fatto il bravo ti curo, altrimenti sono cavoli tuoi"). Qualcuno ha però fatto notare che nel caso del triage, quando non ci sono risorse sufficienti per curare tutti, è inevitabile tener conto anche del fatto che in certe fasce d'età un non vaccinato abbia il doppio delle probabilità di un vaccinato di non sopravvivere alla terapia intensiva.

Insomma, comunque la si giri, è un casino... :'-(

venerdì 5 novembre 2021

Non avere paura del buio!

La foto di una presunta aurora boreale immortalata dall'alpinista Marco Confortola sul Gran Zebrù, tra le province di Sondrio e di Bolzano, quindi a latitudini molto più basse rispetto a quelle alle quali si osserva di norma questo fenomeno, e le dichiarazioni del venerando – più nel senso di età che di autorevolezza, ahilui – fisico Antonino Zichichi sul riscaldamento globale, sono tra gli argomenti più discussi nei dintorni della mia "bolla social" negli ultimi giorni. Su entrambe le questioni si è espressa in modo tanto chiaro quanto esauriente la pagina italiana di divulgazione scientifica Chi ha paura del buio?.

L'altroieri, sull'aurora boreale...

NESSUNA AURORA SULLE NOSTRE ALPI LO SCORSO FINE SETTIMANA.
Avremmo fatto volentieri a meno di parlare di una non-notizia ma ce lo state chiedendo così in tanti che ci vediamo costretti a chiarire alcune cose riguardo una foto che sta circolando ormai senza freni. Una foto scattata da un alpinista, Marco Confortola, e ripresa anche da quotidiani come il Corriere (sigh!) e da questi ultimi spacciata per aurora boreale.
Non è una aurora boreale per diversi motivi:
1- LA TEMPESTA SOLARE. Ve ne abbiamo parlato: la scorsa settimana il Sole ha emesso un potente flare di classe X con successiva espulsione di particelle cariche dirette verso la Terra. Il punto principale è che la tempesta geomagnetica associata all'espulsione di massa coronale dal Sole non è stata così intensa da generare effetti a latitudini basse come quelle dell'Italia, ma secondo alcune testimonianze deboli aurore son state viste nell'estremo nord di Germania o Olanda, molto lontano quindi da noi. Quando tali particelle impattano il nostro campo magnetico vengono generalmente dirette verso i poli magnetici (situati in prossimità dei poli geografici), penetrando fino a raggiungere strati della nostra atmosfera situati sopra i 100 km (la ionosfera) e interagiscono con le particelle di cui l'atmosfera è composta (principalmente ossigeno e azoto). È questa interazione tra le particelle energetiche provenienti dal Sole e le molecole della nostra atmosfera che da origine alle aurore.
2- I COLORI TIPICI. L'aurora ha colori e sfumature legati alle emissioni degli atomi dell'atmosfera, e NESSUNO di questi dà un bianco giallino. A seconda delle molecole coinvolte e dell'altitudine dove tale interazione avviene i colori dominanti sono il verde (ossigeno atomico), il rosso (ossigeno molecolare) e il blu (azoto), con eventuali sfumature associate a tali colori.
3- AURORE POSSIBILI QUI DA NOI? Si, in passato ve ne sono state diverse. È un fenomeno raro ma non impossibile, soprattutto in caso di tempeste solari piuttosto potenti ma sono visibili in piena notte e certo non alle prime luci dell'alba.
Cosa rappresenta quindi questa foto? Non ci è dato saperlo: ciò che possiamo notare è che i colori della presunta "aurora" sono i medesimi del crepuscolo, che l'ombra del profilo delle montagne è rimasta impressa in tutta la "strisciata" (nessuna aurora boreale segue il profilo delle montagne....) e che lo stesso profilo delle montagne è riprodotto perfettamente nella parte alta della foto, un po' come accade per una foto leggermente mossa. Noi possiamo solo garantire una cosa: non si tratta di aurora boreale.
Questo è purtroppo un esempio di come la diffusione di notizie non vere diventi inarrestabile nonostante sarebbe bastato effettuare una brevissima ricerca o consultare un qualsiasi esperto sul tema. Una svista di questo tipo non ha alcuna conseguenza "grave", ma pensate quanto sia facile e molto più pericoloso diffondere notizie non vere quando si parla di argomenti molto più complessi e socialmente impattanti, come i cambiamenti climatici o temi legati alla medicina.

... e ieri, su Zichichi Vs Global Warming.

Da giorni le bacheche di mezza facebook sono invase da questa immagine, accompagnata da un virgolettato di Antonino Zichichi: «Il riscaldamento globale dipende dal motore meteorologico dominato dalla potenza del Sole. Le attività umane incidono al livello del 5%: il 95% dipende invece da fenomeni naturali legati al Sole. Attribuire alle attività umane il surriscaldamento globale è senza fondamento scientifico». Tutto questo avviene proprio a cavallo tra il G20 di Roma e la COP26 di Glasgow, due importanti summit in cui è centrale il tema della gestione della crisi climatica da parte dei governi di tutto il mondo.
Il passo di Zichichi è un estratto di una lettera a Greta Thunberg pubblicata da “Il Giornale” nel 2019. Un testo ricolmo di castronerie, errori marchiani, Parole con l’Iniziale Maiuscola e un paio di numeri a caso, che sono appunto quelli del virgolettato. Ci occupammo già di questa lettera in un nostro post dell'epoca; qui ribadiamo che l’estratto diventato virale in questi giorni dice cose ASSOLUTAMENTE FALSE. False perché tutti i dati a nostra disposizione indicano oltre ogni ragionevole dubbio che l’andamento del riscaldamento globale attualmente in corso è scorrelato dall'attività solare; false perché nella comunità scientifica c'è un consenso plebiscitario (fino al 99,9%) sul fatto che la causa prima del riscaldamento, se non unica, sono le emissioni umane di gas serra.
Se non fosse così, chi ha messo in piedi questa operazione avrebbe certamente trovato uno straccio di affermazione di un qualche climatologo attivo nella ricerca sul global warming. Tutto quello che ha trovato, invece, è un’opinione personale – nemmeno recentissima – di una figura non esperta di clima, con alle spalle una storia di castronerie talmente fitta che è nato addirittura un termine per descriverle: «Zichicche». Ma tanto basta a grosse fette di pubblico (e di elettorato): da una parte dell’immagine c’è lo scienziato ponderato e risoluto che sorride, dall’altra un'adolescente con uno sguardo aggressivo e vagamente inquietante. Il sottinteso è ovvio: «Volete credere allo scienziato serio e autorevole o alla ragazzina fuori controllo?». Peccato che lo scienziato dica cose che non stanno né in cielo né in terra, mentre la ragazzina riporta ciò che dice la comunità internazionale dei climatologi.
Lo diciamo nel modo più chiaro possibile: il rifiuto del riscaldamento globale antropogenico non è scientifico, ma puramente IDEOLOGICO. Questa corrente ideologica si appoggia alle solite sparute figure (in Italia sono principalmente Zichichi, Prodi e Battaglia) perché non può contare su nessuno scienziato davvero esperto per dare una patina di autorevolezza alle menzogne che propaganda. È ora di finirla di usare come arieti singoli individui dal forte impatto mediatico che hanno opinioni in aperto contrasto con lo stato dell’arte della conoscenza scientifica consolidata. Si finisce per dare l’impressione che sia in corso un dibattito tra due campane, ciascuna con le sue valide ragioni, anche se non è così. La comunità scientifica internazionale è unanimamente concorde sul fatto che l’uomo sia la causa dell’attuale riscaldamento globale, e le previsioni fatte su questa teoria si sono dimostrate più che robuste negli ultimi 50 anni, come dimostra anche il recentissimo premio Nobel per la Fisica. Non ci sono due campane, ma solo la necessità di agire.
Con la crisi climatica stiamo giocando una delle partite più serie e importanti che abbiamo mai dovuto affrontare come specie. La posta in gioco è il benessere delle generazioni future. Non possiamo rischiare di perdere questa partita perché non vogliamo rinunciare al nostro, di benessere. Non possiamo rischiare di perdere questa partita perché abbiamo preferito non credere a quello che gli scienziati ci stanno dicendo da decenni. Tutti noi abbiamo una responsabilità in questo senso: sta a noi decidere come usarla.

giovedì 4 novembre 2021

Che cos'è la cultura?

Oggi il mio "facciamico" Rudy Bandiera ha condiviso l'immagine qui sopra, contenente una citazione di Umberto Eco tratta da Se tutta la conoscenza è un viaggio giocoso, un colloquio con Stefano Bartezzaghi pubblicato su Repubblica nel 2003.

Per me l'uomo colto non è colui che sa quando è nato Napoleone, ma quello che sa dove andare a cercare l'informazione nell'unico momento della sua vita in cui gli serve, e in due minuti.

Parole che sembrerebbero calzare a pennello al motore di ricerca Google, che nel 2003 esisteva già ma non era certo l'"oracolo" che è diventato in seguito, oppure all'enciclopedia online Wikipedia, due risorse che se usate con accortezza ci permettono di trovare le risposte alle domande più disparate... invece il grande studioso si riferiva alla Garzantina, che di Wikipedia può definirsi l'antenata cartacea.

Questa frase l'ho ricollegata a un link condiviso con malcelata perplessità da un'altra "facciamica" che fa l'insegnante: le dichiarazioni del ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi secondo il quale la scuola «non è un luogo per accumulare conoscenze, il mondo oggi è pieno di informazione, la scuola serve per tenere insieme la complessità del mondo digitale che permette di conquistare un orizzonte più ampio ma tutti devono essere messi in condizione [di] farlo».

Ipotizzando che con "accumulare conoscenze" il ministro intendesse "imparare a pappagallo", potrei anche dargli ragione: di nozioni a memoria ne ho mandate giù tante alle elementari, un po' meno alle medie, ancor meno al liceo quando ricorrevo alla memoria soltanto se un concetto non riuscivo proprio a comprenderlo, e così lo ripetevo fino alla nausea nella speranza che rimanesse impigliato nelle mie sinapsi almeno fino alla prossima interrogazione, per poi andare perduto nel tempo come lacrime nella pioggia (cit.). Eh già, le cose imparate a memoria resistono soltanto se troviamo il modo di fissarle in mente, ad esempio inserendole in un ragionamento, associandole a un'emozione, a una sensazione o comunque a qualcosa di più indelebile. Se qualcuno mi chiedesse come faccio a rammentare ancora a distanza di decenni i nomi dei sette re di Roma non saprei cosa rispondere; i sette colli, invece, quelli no che non me li ricordo... ma non è che il nostro buon Mario Draghi, che a Roma ci è pure nato, stia messo meglio! ;-) In conclusione, se non ad accumulare conoscenze, ritengo che la scuola dovrebbe aiutare gli studenti a metabolizzarle, quelle conoscenze, a costruirsi un proprio bagaglio culturale, e ad acquisire competenze che possano tornare utili nella vita personale oltre che in quella professionale.

mercoledì 3 novembre 2021

Vestiamoci come ci pare, alla faccia del sindaco di Terni!

In questi giorni si è discusso parecchio, fra le altre cose, dell'ordinanza antiprostituzione numero 2021/4320 pubblicata nell'albo pretorio del Comune di Terni guidato dal leghista Leonardo Latini, che vieta l'abbigliamento ambiguo e indecoroso. Di qui a dare a intendere che indossare minigonne o mostrare scollature generose debba rappresentare per forza un ammiccamento sessuale, il passo è breve. Un'ordinanza che farebbe invidia ai talebani, come suggerito dal comico e conduttore di Radio Deejay Francesco Lancia, ternano di nascita, in questo video satirico.

A tal proposito, il giornalista William Beccaro ha pubblicato su Facebook La mia gonna corta, traduzione di My Short Skirt, tratta dall'opera teatrale The Vagina Monologues (I monologhi della vagina) della drammaturga statunitense Eve Ensler. La riporto ui di seguito.

La mia gonna corta
non è un invito
una provocazione
un’indicazione
che lo voglio
o che la do
o che batto.
La mia gonna corta
non è una supplica
non vi chiede
di essere strappata
o tirata su o giù.
La mia gonna corta
non è un motivo legittimo
per violentarmi
anche se prima lo era
è una tesi che non regge più
in tribunale.
La mia gonna corta, che voi ci crediate o no,
non ha niente a che fare con voi.
La mia gonna corta
è riscoprire
il potere dei miei polpacci
è l’aria fredda autunnale che accarezza
l’interno delle mie cosce
è lasciare che viva dentro di me
tutto ciò che vedo o incrocio o sento.
La mia gonna corta non è la prova
che sono una stupida
o un’indecisa
o una ragazzina manipolabile.
La mia gonna corta è la mia sfida.
Non vi permetterò di farmi paura.
La mia gonna corta non è un’esibizione,
è ciò che sono
prima che mi obbligaste a nasconderlo
o a soffocarlo.
Fateci l’abitudine.
La mia gonna corta è felicità.
Mi sento in contatto con la terra.
Sono qui. Sono bella.
La mia gonna corta è una bandiera
di liberazione nell’esercito delle donne.
Dichiaro queste strade, tutte le strade,
patria della mia vagina.
La mia gonna corta
è acqua turchese con pesci colorati che nuotano
un festival d’estate nella notte stellata
un uccello che cinguetta
un treno che arriva in una città straniera.
La mia gonna corta è una scorribanda
un respiro profondo
il casqué di un tango.
La mia gonna corta è
iniziazione, apprezzamento, eccitazione.
Ma soprattutto la mia gonna corta
con tutto quel che c’è sotto
è mia, mia, mia.

martedì 2 novembre 2021

I dati parlano chiaro, per chi li vuol "sentire"

Quest'oggi mi permetto di condividere pari pari un post ahinoi piuttosto illuminante pubblicato su LinkedIn da Andrea Palladino, dottore di ricerca in Fisica e data scientist di professione. Mi sono limitata ad evidenziare i passaggi salienti e a inserire nel testo i link che, nel post originario, sono relegati in un commento.

Ho sovrapposto le curve epidemiche dell'Italia e della provincia di Trieste, rapportandole alle rispettive popolazioni.
Il risultato è tristemente esplicativo.
Prima delle manifestazioni "no green pass", l'incidenza settimanale a Trieste era maggiore di un fattore 2 rispetto a quella nazionale, frutto probabilmente di un miglior tracciamento.
Dopo la manifestazione dell'11 Ottobre la curva di Trieste inizia a salire in maniera esponenziale.
Oggi l'incidenza settimanale nella provincia di Triesta è vicina a quota 350 ogni 100.000 abitanti, 7 volte superiore alla media nazionale.
Numeri da zona rossa.
Sono già stati trovati 93 positivi tra i manifestanti, dunque è ormai appurato che la reazione a catena sia stata innescata da una della manifestazioni, in cui si sono radunate principalmente persone non vaccinate, senza rispettare nemmeno le misure di sicurezza basilari.
Non è una novità che assembramenti incontrollati inneschino dei focolai di Covid, basti pensare alla salita dei contagi nel Regno Unito durante gli Europei di calcio o alla tristemente famosa Atalanta - Valencia, che probabilmente innescò il focolaio nella provincia di Bergamo (qui un'interessante pubblicazione scientifica a riguardo).
I reparti di pneuomologia sono già saturi a Trieste e sono state vietate le manifestazioni in piazza fino al 31 Dicembre. Il Prefetto Valenti ha dichiarato: "Nel bilancimento degli interessi per me prevale il diritto alla salute sul diritto a manifestare."
Alcuni cittadini di Trieste hanno lanciato una petizione, per dissociarsi fermamente da quanto accaduto. Si intitola:
"Appello a Trieste. Perché Trieste è scienza, lavoro, cultura e responsabilità".

Concludo proponendo un grafico pubblicato oggi da un mio "facciamico" che, dal 1° giugno di quest'anno, tiene traccia di quanti sono gli ospedalizzati in totale (in azzurro) e quanti i ricoverati in terapia intensiva (in arancione), sottinteso per COVID-19.

La tendenza mi sembra abbastanza inequivocabile, purtroppo, e darsi da fare per invertirla è una priorità.

Eppure ancora c'è gente che protesta contro il green pass... VACCINATEVI, C***O!!! :'-(

lunedì 1 novembre 2021

#WorldVeganDay

Ricorre oggi 1° novembre, anniversario della fondazione della UK Vegan Society, la Giornata mondiale vegan (World Vegan Day), e per l'occasione condivido qualche spunto che ho raccolto nel corso del tempo riguardo a questo stile di vita basato su motivazioni innanzitutto etiche e morali ma anche ambientalistiche, demografiche, mediche, salutistiche e socioeconomiche nei cui confronti nutro un profondo rispetto – a condizione che i vegani trattino noi onnivori con altrettanto rispetto! – ma che purtroppo non ce la faccio ad attuare, e quando qualcuno avanza l'obiezione «Se sei contro la caccia, allora per coerenza non dovresti neanche mangiare carne!» non so bene cosa replicare.

Ricordo che fino a non molto tempo fa di veganismo si parlava assai poco, a differenza del vegetarianismo che – correggimi se sbaglio – pur prevedendo un'alimentazione priva di carne e pesce ammette il consumo di uova, latte e altri derivati animali.

C'è chi ha contestato l'utilizzo, da parte delle aziende produttrici di alimenti per vegani, di denominazioni che da sempre sono tipiche di prodotti a base di carne, come hamburger (a proposito, una volta ne ho mangiato uno 100% vegetale in un fast food, e ho trovato che avesse delle caratteristiche organolettiche del tutto indistinguibili da quelli di carne)...

... e a costoro ha replicato Andrea Cascioli, vegetariano, con un

POST VEGETARIANO-VEGANO MOLTO POLEMICO.
Alcune persone continuano a contestare i nomi di una cotoletta vegetale o un arrosto vegetariano o di un burger, o di un formaggio senza latte, asserendo che questi nomi sono impropri.
Ma come lo chiamo? Ugo?
Probabilmente secondo loro la mia simil-carne che vedete in foto dovrei chiamarla "composto vegetale agglomerato e cotto al forno".
Mi pare un pretesto per rompere le scatole, più che una precisazione gastronomica, ma si sa, il mondo è pieno di persone polemiche.
Qualora voleste scendere al loro livello, ecco per voi alcune considerazioni sui nomi improbabili di prodotti tradizionali.
Sono tutte verificabili.
La colomba pasquale è un dolce, non è un volatile, ma nessuno ha da ridire sul nome.
Nel tè alla pesca in bottiglia la reale percentuale di pesca è lo 0,2 %, ovvero una pesca ogni tre quintali di tè, ma nessuno ha da ridire sul nome "Tè alla pesca".
La rana pescatrice è un pesce, non è una rana, ma nessuno ha da ridire sul nome.
Le polpette di carne industriali sono un impasto in cui la carne di manzo è solo il 30%, il resto è composto da scarti di maiale (orecchie, zampe, lingua, interiora) e da pane, formaggio, farine, addensanti, ma nessuno ha da ridire sul nome "polpette di bovino".
Il melograno non è imparentato con le mele e nemmeno con il grano, ma nessuno ha da ridire sul nome.
Nell'arrosto di tacchino a fette (è un impasto pressato e poi affettato) la percentuale di tacchino è circa del 50%: il resto è soia, patata, lattosio, addensanti, farine di frumento, a volte scarti di maiale, ma nessuno ha da ridire sul nome "arrosto di tacchino".
I frutti di mare non sono di frutta, ma nessuno ha da ridire sul nome.
Nelle cotolette di pollo industriali la percentuale di carne è bassissima, c'è molto cereale, glutine, spesso soia, uova, il resto sono "carni meccanicamente separate", ovvero occhi, zampe, interiora, bargigli, ossa tritate, ma nessuno ha da ridire sul nome "cotoletta di pollo".
Il salame di cioccolato non è un insaccato, non è nemmeno un salume, ma nessuno ha da ridire sul nome.
Una mozzarella realizzata con latte di mucca non è una mozzarella, (è un fiordilatte), ma nessuno ha da ridire sul nome "mozzarella".
Nei supplì al telefono non c'è alcun telefono, ma nessuno ha da ridire sul nome.
Le uova di Pasqua sono di cioccolato, non c'è tuorlo e albume, non sono uova, ma nessuno ha da ridire sul nome.
Il salame di Felino non contiene gatti, è un salume tipico di un paese che di chiama Felino, vicino Parma.
Qualche sprovveduto crede sia fatto coi felini tritati.
Comunque, nessuno ha mai avuto da ridire sul nome.
Nemmeno le lingue di gatto contengono gatti, e nemmeno lingue, sono solo biscotti, ma nessuno ha da ridire sul nome.
Un motore da 70 cavalli non contiene alcun equino, ma nessuno ha da ridire sul nome.
I coglioni di mulo sono fatti di carne di maiale tritata, è un impasto, non si tratta di testicoli e non contengono nemmeno carne di mulo, ma nessuno ha da ridire sul nome.
La lana di vetro non è lana, non esistono pecore di cristallo. Tantomeno di roccia o di ferro, ma nessuno ha da ridire sul nome "lana di vetro", "lana di roccia" o "lana di ferro".
Il sanguinaccio non contiene sangue (si, il vostro vicino lo fa, ma è vietato per legge da decenni e nessuna azienda lo produce); aziendalmente il sanguinaccio è un dolce di carnevale composto da una golosissima crema a base di cioccolato fondente, cacao e cannella, ma nessuno ha da ridire sul nome.
Invece se un prodotto vegetale lo chiami burger, o cotoletta vegetale, o arrosto vegetale, o formaggio senza latte, si scatena l'immenso mondo, manco fossero tutti dei Nuclei Anti Sofisticazione.
Eppure "arrosto" è un tipo di cottura, esistono patate arrosto, peperoni arrosto, pesci arrosto, castagne arrosto, e quindi anche composti vegetariani arrosto.
Per la cronaca, la parola "formaggio" non deriva da "latte", ma da "forma", quindi si, puoi chiamare "formaggio" qualsiasi simil-prodotto vegetale realizzato col caglio, anche se non contiene latte.
Ad essere precisi, le persone pretestuose sono tantissime, e lo sappiamo tutti. Cercano solo un pretesto polemico per rompere le scatole a chi non la pensa come loro.
In caso di cibo si tratta solitamente di nozionisti che badano ai nomi senza realmente assaggiare o capire o leggere le etichette, altrimenti si accorgerebbero delle incongruenze sopra descritte, invece di polemizzare solo con i nomi dei i prodotti vegetariani o vegani.
Per questo solitamente vengono chiamati rompicoglioni.
Casualmente, nessuno ha da ridire sul nome.

Nel mio piccolo, a proposito di carne, contesto l'abuso della denominazione "arrosticino" per indicare uno spiedino – e chiamatelo spiedino, che diamine! – di maiale, di pollo...

... di tacchino, di coniglio... perfino, appunto, vegano, mentre, ci tengo a ricordarlo...

... ed è una delle specialità di cui sentirei maggiormente la mancanza qualora decidessi – mai dire mai! – di diventare vegetariana o vegana.