lunedì 11 ottobre 2021

Niente biscotti, grazie, sono a dieta!

L'altro giorno mentre cercavo un'estensione per convertire le immagini in formato WebP – ho trovato questa, e magari un giorno di questi tornerò sull'argomento – il sito addons.mozilla.org mi ha proposto I don't care about cookies, e ho subito capito che ne avevo un gran bisogno! Davvero, gli avvisi sui cookie durante la navigazione avevano raggiunto un livello di invadenza esasperante, e questa estensione disponibile non soltanto per Firefox ma anche per altri browser ha risolto efficacemente il problema.

P.S.: L'immagine che apre il post è uno screenshot che ho fatto mentre leggevo sullo smartphone – con il quale, social a parte, navigo assai meno e perciò non ho ancora ritenuto necessario installare estensioni dedicate, ma quando lo farò te lo comunicherò senz'altro – un post sul blog di Thomann, noto rivenditore di strumenti musicali & co. Mi ha colpito il disegno della nonna che serve i biscotti (cookie), tanto carino da indurmi quasi a rivalutare i cookie "virtuali"... ma anche no, suvvia! :-)

domenica 10 ottobre 2021

Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo del lavoro

Devo riconoscere che il mio stile di vita non è particolarmente sostenibile dal punto di vista ambientale: non sono vegetariana né tantomeno vegana, mi preoccupo poco della provenienza dei prodotti che acquisto, da quando c'è il COVID preferisco comprare frutta e verdura confezionate perché quelle sfuse saranno state palpeggiate da chissà quanta gente... comunque mi pesa proprio tanto dover fare circa due pieni di benzina ogni tre settimane per andare e tornare dal lavoro (purtroppo viaggiare coi mezzi pubblici sarebbe improponibile, dovrei alzarmi ben prima delle sei e mezza che sono già il mio "limite di sopravvivenza", e rientrerei a casa chissà a che ora). E mi pesa non soltanto dal punto di vista ecologico e da quello economico, ma anche da quello del tempo passato alla guida – nelle giornate più trafficate supero le due ore fra andata e ritorno, spesso arrivo in ufficio in ritardo e devo recuperare in pausa pranzo – che quindi mi tocca sottrarre ad altre attività più utili e/o piacevoli; ho provato a sostituire i podcast all'ascolto di musica, ma rispetto alla lettura lo trovo un modo assai inefficiente di informarsi.

Di lavorare da casa purtroppo non se ne parla, salvo casi davvero eccezionali. Quella che fino allo scorso mese di gennaio è stata la mia azienda era più evoluta da questo punto di vista... peccato che non si sia fatta problemi a sbarazzarsi di me.

Leggo le dichiarazioni del ministro Brunetta sull'aumento del PIL che si prevede sarà determinato dal ritorno dei dipendenti pubblici al lavoro in presenza, all'insegna del "facciamo girare l'economia", e penso che a me è qualcos'altro, che gira... (ma solo metaforicamente, dal momento che anatomicamente ne sono sprovvista)

A questo punto capita a fagiuolo il post di un docente dell'Università di Bologna che ho letto su LinkedIn, il social network dedicato allo sviluppo di contatti professionali.

Ieri parlavo con un imprenditore che nella propria azienda ha sostanzialmente eliminato il lavoro da remoto a partire dal rientro dalle ferie. Avendo io fatto smartworking vero (non semplice remote working) dal giorno successivo alla laurea, e conoscendone i vantaggi, ho provato a capirne di più.
"Ma la produttività di manager e impiegati era diminuita?".
"No, anzi".
"E loro erano felici?"
"La maggior parte sì, almeno in remote working parziale"
"E allora perché adesso li rivuoi TUTTI E SEMPRE in azienda?"
Pausa di riflessione. Lunga. Molto lunga.
"Perché così sono più tranquillo".
La stessa cosa che mi risponde mio figlio quando gli chiedo perché a 8 anni vuole ancora il pupazzo di Topo Gigio quando va a letto.
Per qualcuno siete peluche, non collaboratori, basta saperlo quando fate i vostri piani di carriera.

Concludo con un paio di immagini che illustrano certi paradossi tali da rendere difficile o impossibile la vita a molti lavoratori o aspiranti tali.


Non riesco a trovare lavoro perché / non ho esperienza perché / non riesco a trovare lavoro perché / non ho esperienza perché...

(Im)perfetto esempio di circolo vizioso, ahimè...

venerdì 8 ottobre 2021

Per qualche copia in più

È uscito ieri La stanza numero 30. Cronache di una vita, il libro autobiografico di Ilda Boccassini... e sui social si discute soprattutto del fatto che la magistrata in pensione abbia dato alle stampe il ricordo del suo innamoramento per il giudice Giovanni Falcone, rimasto vittima di un attentato mafioso assieme alla moglie, Francesca Morvillo, e agli agenti della scorta il 23 maggio 1992 a Capaci.

Non ho idea di quanta parte del libro sia dedicata a questa vicenda perché non l'ho letto, né sinceramente ho intenzione di farlo; mi sono bastati e avanzati i frammenti riportati dalla stampa.

Me ne innamorai. È molto complicato per me parlarne. Sicuramente non si trattò dei sentimenti classici con cui siamo abituati a fare i conti nel corso della vita. No. Il mio sentimento era altro e più profondo, non prevedeva una condizione di vita quotidiana, il bisogno di vivere l’amore momento per momento. Ero innamorata della sua anima, della sua passione, della sua battaglia, che capivo essere più importante di tutto il resto.
Cosa avrebbe riservato il destino a me e Giovanni, se non fosse morto così precocemente?

La Boccassini rievoca pure quella volta che con Falcone andò in aereo in Argentina ad interrogare il boss Gaetano Fidanzati, nel giugno del 1991:

Avevo anche un walkman con una cassetta di Gianna Nannini, che ho imposto a Giovanni per tutta la durata del viaggio. Alcune canzoni mi facevano pensare alla nostra storia e le ascoltai più volte, per ore, stringendomi a lui. In top class non c’erano altri passeggeri, eravamo soli in quel lusso rilassante, la nostra intimità disturbata solo dall’arrivo delle hostess. Rimanemmo abbracciati per ore, direi tutta la notte, parlando, ascoltando Gianna Nannini e dedicandoci di tanto in tanto ad alcuni dettagli dell’interrogatorio e ai possibili sviluppi dell’indagine. Che notte...

Qualcuno ha domandato retoricamente «ma a noi che cosa ce ne frega?», fingendo di non capire – o forse non capendolo per davvero – che il fatto stesso che sentisse il bisogno di parlare dell'argomento era il segno che qualcosa doveva pur fregargliene. Qualcun altro, soprattutto donne, ha empatizzato con "Ilda la rossa" in quanto "costretta" a vivere i patemi di un amore impossibile, e l'ha difesa sostenendo che quella sua per Falcone era stata una passione esclusivamente platonica, una pura intesa spirituale. Ma anche se il tradimento non è stato consumato, io non riesco ad essere così indulgente. Rielaborando il commento che ho lasciato a un post su Facebook...

Il punto è se fosse o meno il caso di tirare fuori a distanza di trent'anni una vicenda tanto privata senza che le altre persone coinvolte possano più dire la loro, purtroppo. Non trovo le parole per esprimere quanto questo sia stato inopportuno.

giovedì 7 ottobre 2021

Un uomo innamorato della sua chitarra

Ricorreva ieri il settantaseiesimo anniversario della nascita di Ivan Graziani, cantautore e chitarrista di grande talento. Rincorrendo una sua arguta citazione trovata sui social...

La chitarra va amata come forme, se non ami questo lascia perdere. È come una donna, già il nome è al femminile. La chitarra non è il mandolino, il basso, il clavicembalo, il pianoforte, il trombone: è la chitarra. E poi, guarda caso, ha un buco in mezzo. La chitarra ti prende perché è avvolgente, è calda e poi è comoda. Te la porti al mare, in montagna, in macchina: prova a rimorchiare al mare con un pianoforte, portatelo sulla spiaggia. Voglio vedere come cazzo fai.

... ne ho trovate anche delle altre.

Io la forza del mio lavoro, l'essenza di quello che ho messo nelle mie canzoni in gran parte la devo a Teramo, alla gente tra cui sono cresciuto.
Le disgrazie altrui sono un ottimo incentivo ad assumere atteggiamenti democratici che ci fanno apparire migliori.
Un vero chitarrista muore, deve morire sul palco.

E invece ha lasciato questo mondo mentre si trovava nella sua casa di Novafeltria, il giorno di Capodanno del 1997, a soli cinquantuno anni.

Queste citazioni invece sono tratte dalle sue canzoni.

E sei così bella che più bella non c'è e sei così dolce che più dolce non c'è. E sei così quieta quando parli di noi che m'incanto a guardarti, da non credere sei.
(da E sei così bella)
Signore, è stata una svista, abbi un occhio di riguardo per il tuo chitarrista.
(da Il chitarrista)
In nome della fame ho ammazzato le illusioni, piegando le ginocchia ho sfruttato le occasioni. E ho lavorato come un pazzo a cose in cui io non credevo, lasciando che morisse l'erba che io calpestavo.
(da Fame)
E questa rabbia che ci tiene insieme ci lega più di un fascio di catene.
(da Palla di gomma)
Che posso fare, tu che puoi fare, se navighiamo in senso inverso in mezzo al mare? Tu sei libeccio ed io maestrale. Son sempre venti sì, ma non è uguale.
(da Navi)

Il suo brano che ricordo più nitidamente – non il mio preferito, anche se non riesco a scegliere tra Firenze (canzone triste), Agnese e Lugano addio, per limitarmi a quelli che conosco meglio – è il sempre attuale Maledette malelingue, presentato al Festival di Sanremo 1994.

mercoledì 6 ottobre 2021

Un lunedì da dimenticare per Mark Zuckerberg

All'indomani del disastroso down di Facebook, Instagram e WhatsApp – come di consueto Paolo Attivissimo ha spiegato in maniera chiara e dettagliata cos'è successo, mentre QuiFinanza si è occupato di quanto sia costato alla società di Mark Zuckerberg questo "problemino" – alcuni canali YouTube a cui sono iscritta hanno pubblicato dei video a tema; li elenco qui di seguito.

Ed ecco la mia personalissima selezione minimale degli innumerevoli memi e immagini dedicati all'accaduto...




martedì 5 ottobre 2021

Il mestiere più bello del mondo

Oggi, in occasione della giornata mondiale degli insegnanti, Google ha sfornato un grazioso doodle a tema...

... e Wikiquote ha proposto come aforisma del giorno una frase di Christiaan Barnard, chirurgo sudafricano pioniere dei trapianti di cuore, tratta dalla sua autobiografia Una vita.

Una montagna è come l'istruzione: quanto più alta l'ascesa, tanto più esteso il panorama.

Anche le altre citazioni tratte da quel libro sono interessanti, sebbene qualcuna sappia un tantino di già sentito.

Un essere umano è una casa composta di molte stanze, alcune in perpetuo inesplorate, perfino allo stesso proprietario.
La vita è proprio strana. Ti mette in mano carte che puoi leggere solo dopo averle giocate o solo dopo che altri le giocano per te.
La singola vita di un essere umano è non meno preziosa di tutte le altre vite messe insieme.
Una catena è forte quanto il suo anello più debole.

lunedì 4 ottobre 2021

Parliamo di dislessia

Il sito Days Of The Year ricorda che ottobre è il mese della sensibilizzazione sulla dislessia (Dyslexia Awareness Month). E da oggi, 4 ottobre, fino a domenica 10 ottobre, si terrà la sesta edizione della Settimana Nazionale della Dislessia, in concomitanza con la European Dyslexia Awareness Week, promossa dalla European Dyslexia Association. Per l'occasione l'illustratore Stefano Tartarotti, che mi pregio di avere tra i miei "facciamici", ha realizzato un disegno carinissimo che ho visto ieri su Facebook, ma per fortuna si trova anche sul suo blog perché adesso che il re dei social network – come pure WhatsApp e Instagram che fanno parte dello stesso gruppo – è down non avrei saputo come recuperarla.

Colgo l'occasione per proporre – avrei detto "riproporre", ma facendo una rapida ricerca mi sono resa conto di non averne mai parlato prima su questo blog – il lyric video de L'Arome Secco Sè, il singolo realizzato due anni e mezzo fa da Lorenzo Baglioni in collaborazione con AID (Associazione Italiana Dislessia).

domenica 3 ottobre 2021

Il "gombloddo" delle 3G

Una mia "facciamica" che abita in Germania ha fatto notare che in alcuni Stati federali è stata istituita la cosiddetta regola delle 3Ggeimpft, genesen, getestet, letteralmente "vaccinati, guariti, testati" – per accedere alle strutture e ai servizi: il green pass tedesco, in pratica.

A dir poco ironico, se si pensa alla bufala tanto cara ai no-vax del nanochip 5G – quindi di una generazione ben più evoluta rispetto al 3G! ;-) – incluso nel vaccino Pfizer allo scopo di controllarci tutti a distanza. Una presunta cospirazione su cui ha ironizzato anche l'azienda dolciaria Motta in uno degli spot del Buondì che stanno andando in onda in questo periodo.

sabato 2 ottobre 2021

Di porte e di portoni, qualche mese dopo

Per fortuna, quando all'inizio dell'anno sono rimasta senza lavoro e in tanti, soprattutto il mio amore, mi incoraggiavano ripetendo «Si chiude una porta, si apre un portone», non mi è capitata sotto gli occhi la vignetta qui sotto...

... perché, ecco, non sarebbe stata proprio l'auspicio più rassicurante per predispormi con lo spirito giusto alla ricerca di un nuovo impiego, che in realtà è andata al di là delle mie più rosee aspettative! :-)

Restando in argomento, l'altroieri nella pagina Facebook Vita con Lloyd – sottotitolo «Della mia vita con un maggiordomo immaginario di nome Lloyd» – è stato pubblicato questo post che ho trovato abbastanza illuminante.

"È vero che quando si chiude una porta, si apre un portone, Lloyd?"
"No, sir. Quando si chiude una porta, c'è una porta chiusa"
"Ma allora le possibilità? Le occasioni?"
"Dipendono se la porta si tiene davanti agli occhi o la si lascia alle spalle, sir"
"Sai sempre ribaltare la situazione. Eh, Lloyd?"
"O vedere l'altro lato di ogni cosa, sir"
"Quello positivo?"
"Quello che non si conosce ancora, sir"

venerdì 1 ottobre 2021

Salvo vite, non posso sapere anche far di conto!

Tu sai distinguere un numero intero pari da uno dispari, vero? Dimmi di sì, ti prego! ;-)

Se invece la risposta è no, con estrema riluttanza ti do un aiutino: nel sistema numerico decimale – che è quello che usiamo normalmente... a meno che uno non ragioni in binario o in esadecimale ;-) – sono pari i numeri la cui ultima cifra è pari (0, 2, 4, 6, 8), e dispari i numeri la cui ultima cifra è dispari (1, 3, 5, 7, 9).

Facile, persino banale, no?

Non così tanto, evidentemente... Ieri un mio "facciamico" davvero gagliardo – si dà il caso che sia laureato in Fisica, informatico di professione e di recente, tra un impegno familiare e un'escursione in bicicletta, abbia preso una seconda laurea, una di quelle per cui si studia nei ritagli di tempo... Medicina! ;-) – ha condiviso questo link.

Ebbene, a quanto pare sul sito dell'Università di Cagliari, nella sezione Segreteria Studenti Medicina e Chirurgia, era presente la pagina mostrata nello screenshot qui sotto (clicca per ingrandire).

Trascrivendo la parte saliente...

Come capire se un numero di matricola è pari o dispari (es. 40/39/65200)? 
Dividiamo il numero di matricola 65200 per 2 (due), se dà resto 0 (zero) allora il numero di matricola è pari.

Poiché se non vedevo non credevo, ieri sera ho cercato con Google pari dispari università Cagliari, e in quel momento – ora non più – il primo risultato era questo link, che però dava luogo a un Error 404 - Not Found.

Suppongo che in seguito alla diffusione della notizia la pagina in questione sia stata precipitosamente eliminata. Ma come se non bastasse l'URL a dir poco eloquente – https://segreterie.unica.it/medicinaechirurgia/2021/09/29/come-capire-se-un-numero-di-matricola-e-pari-disparila cache di Google non dimentica!

Mi rendo conto che Medicina non è Matematica né Ingegneria, ma il test di ammissione comprende parecchi quesiti che richiedono capacità di ragionamento logico-matematico. Come fa un aspirante medico a superarlo, se per capire se un numero è pari o dispari – qualcosa che si impara alla scuola primaria di primo grado, per non dire "elementari" – ha bisogno di una FAQ?!

Scopro poi che esistono medici, addirittura primari di Cardiologia in ospedali importanti, che definiscono la cannabis un oppiaceo... e allora non mi meraviglio più di nulla!