mercoledì 8 marzo 2017

C'è ben poco da festeggiare...

Oggi ricorre la Giornata internazionale della donna... e non, come generalmente viene chiamata, la "Festa della donna": tra le due denominazioni esiste una differenza non da poco, efficacemente sottolineata da Pietro Vanessi.
Oggi è la Giornata della Donna, non la “festa”… la parola Giornata indica dignità, diritto, impegno, riflessione.
La parola Festa porta a disimpegno, cazzeggio, stripman e “cene insulse tra amiche”.
Ed è la giornata giusta per condividere un comunicato stampa sull'indagine di WeWorld presentata alla Camera sul tema della violenza contro le donne che ho ricevuto all'indomani della morte di una donna di Iglesias, accoltellata in presenza delle tre figlie dal marito che non accettava la separazione.
9 euro per ogni euro speso
Tanto renderebbe intervenire per contrastare la violenza sulle donne
con un piano strutturato e nazionale
WeWorld presenta alla Camera dei deputati
Violenza sulle Donne. Non c’è più tempo
Quanto vale investire in prevenzione e contrasto.
Analisi SROI (Social Return on Investment) delle politiche d’intervento
#TimeOut
Campagna di sensibilizzazione per dire basta alla violenza sulle donne e i loro figli
Donazioni al 45543 (sms e rete fissa)

Un ritorno di 9 euro per ogni euro investito: tanto varrebbe adottare a livello nazionale un piano strutturato di politiche di prevenzione e contrasto che impediscano il ripetersi della violenza sulle donne e sui loro bambini.

Ridurre drasticamente il fenomeno della violenza contro le donne e diminuire i 17 miliardi di euro che ogni anno il nostro Paese paga per affrontare il problema è dunque possibile. Questo è quanto emerge da “Violenza sulle Donne. Non c’è più tempo. Quanto vale investire in prevenzione e contrasto. Analisi SROI (Social Return on Investment) delle politiche d’intervento”, realizzata, grazie al contributo di UBI Banca, da WeWorld Onlus, Organizzazione non Governativa che si occupa di garantire i diritti di donne e bambini in Italia e nel Sud del Mondo, presentata alla Camera dei deputati.

L’indagine realizzata da WeWorld nasce con lo scopo di offrire un modello di pianificazione a lungo termine che porti, a costi ragionevoli, a una drastica riduzione del fenomeno della violenza sulle donne. La valutazione economica dell’impatto sociale sposta l’accento dalla quantificazione dei costi alla valorizzazione dei benefici.

La violenza contro le donne riguarda tutti e tutte e non può essere relegata a ‘questione privata’. In passato abbiamo rilevato il costo della violenza contro le donne per l’intera società e oggi dimostriamo il ritorno economico di ogni euro investito in prevenzione e contrasto, in termini di ricavo sociale e di benessere prodotto a favore della società tutta, delle donne che la subiscono e dei figli che nel 65% dei casi sono testimoni della violenza. Questo effetto moltiplicatore ha una ricaduta positiva quindi anche sugli adulti di domani, evitando che bambini e bambine testimoni della violenza possano essere i carnefici e le vittime del futuro. Un tema, quello dei bambini che assistono alla violenza, molto caro alla nostra organizzazione e focus della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi Time Out, presentata oggi insieme all’indagine”. Dichiara Marco Chiesara, Presidente WeWorld.

Lavorare sui bambini/e che assistono alla violenza è cruciale considerando il trauma profondo subìto e l’impatto sulla loro crescita. È la stessa convenzione di Istanbul a sottolineare, nell’Articolo 26, l’importanza di prevedere, in un piano ottimale di intervento, azioni volte alla protezione e assistenza dedicate a bambini/e testimoni di violenza. I dati su questo tema purtroppo in Italia sono particolarmente frammentari, eppure il fenomeno ha dimensioni allarmanti: in 2 casi su 3 di violenza domestica i bambini sono presenti. Proprio per questo motivo WeWorld ha scelto di intervenire e puntare i riflettori su questo aspetto troppo spesso dimenticato.  

OBIETTIVO

Obiettivo dell’indagine “Violenza sulle donne. Non c’è più tempo”, realizzata sotto la supervisione di un Comitato Scientifico composto da Antonella Picchio (Università di Modena e Reggio Emilia), Giuseppina Muratore (Istat), Michele Palma (Dipartimento per le Pari Opportunità), è prendere in esame un programma di intervento pubblico ottimale e valorizzarne, in termini economici, l’impatto sociale.

L’impatto sociale è sia la riduzione degli episodi di violenza per effetto delle attività di prevenzione primaria, sia il miglioramento delle condizioni di vita delle donne che hanno subìto violenza nel corso della loro vita e che hanno dunque beneficiato o beneficeranno di attività di prevenzione secondaria.

RISULTATI

A fronte dei circa 17 miliardi di costi che il nostro paese paga tra servizi medici e assistenziali alle vittime, danni immediati e i rovinosi effetti a lungo termine del maltrattamento subìto, come stimato nel 2013, quanto è il ritorno sociale di 1 euro investito in politiche di prevenzione (campagne di sensibilizzazione, educazione specifica, formazione di figure professionali…) o interventi di contrasto, cura e presa in carico (assistenza in tema di denunce, servizi di supporto specializzati, etc.), che impediscano il ripetersi della violenza?

Dati alla mano, WeWorld dimostra per la prima volta che una lotta efficace alla violenza di genere gioverebbe alla spesa pubblica: renderebbe  al nostro Paese 9,05 euro per ogni euro investito.

La stima del ricavo sociale atteso totale risulta dunque pari a 1.048.462.354,37 euro. Oltre un miliardo di euro, che si divide in un risparmio per il nostro Paese di 494,6 milioni (al netto dei costi di investimento) e 553,8 milioni di euro per l’aumento della qualità della vita delle donne vittime.

Ma cosa significa l’aumento della qualità della vita delle vittime nella vita reale? Le donne, non più vittime, avrebbero meno problemi di salute, farebbero meno ricorso ai farmaci, sarebbero più produttive e si eviterebbe la trasmissione della violenza da una generazione all’altra, solo per fare alcuni esempi. 

TOP 3 – DOVE IL RITORNO SOCIALE è MAGGIORE?

Attraverso l’analisi SROI si è potuto determinare, per ciascun ambito di prevenzione e contrasto delineato dalla Convenzione di Istanbul, le relazioni causali tra la realizzazione di iniziative specifiche e la riduzione degli atti di violenza consentendo di valutare in termini economici l’impatto generato dagli investimenti.

Alcuni azioni del piano ottimale individuato, hanno ritorni sociali particolarmente di nota:

  1. Formazione Figure Professionali
114,6 euro di ritorno per ogni euro investito
→Sviluppo di un piano di formazione universale a favore degli operatori coinvolti, ai diversi divelli, nel prevenire o trattare la violenza di genere

  1. Assistenza in materia di denunce individuali e collettive
76,96 euro di ritorno per ogni euro investito
→Creazione di un contesto favorevole alla presa in carico delle donne vittime da parte dei servizi esistenti

  1. Sensibilizzazione
63,74 euro di ritorno per ogni euro investito
→Governo, monitoraggio e networking

L’IMPEGNO DELLO STATO

Per ottenere i ricavi sociali attesi, allo Stato si richiede uno sforzo iniziale maggiore, è vero, ma stiamo comunque parlando solo dello 0,0052% del PIL nazionale”, dichiara Valeria Emmi, Coordinatrice Programmi per i Diritti delle Donne WeWorld Onlus e curatrice dell’indagine.

Affrontare la violenza contro le donne richiede che si costruiscano politiche e strumenti adeguati nel campo sociale, sanitario, lavorativo, educativo, della mobilità, della sicurezza, ecc. Quanto più si riuscirà a  sviluppare un approccio strategico e sistemico a questo fenomeno, tanto più sarà possibile realizzare il moltiplicatore positivo delle ricadute sociali e del benessere studiato da WeWorld.
I costi per lo Stato appaiono dunque ingenti solo se in modo miope si perdono di vista i circa 17 miliardi che ogni anno il nostro Paese paga inconsapevolmente in termini monetari e i costi sociali per le conseguenze della violenza maschile sulle donne.

SENSIBILIZZAZIONE E PREVENZIONE PUNTI CHIAVE PER SCONFIGGERE LA VIOLENZA SULLE DONNE

Uno dei mezzi di prevenzione che mostra le più alte performance di efficacia, secondo il rapporto, è proprio la sensibilizzazione pubblica: “Abbiamo rilevato, ad esempio, che nei periodi di campagna informativa le chiamate al numero di emergenza incrementano del 25%. L’informazione ha un effetto dirompente su più livelli: agisce sull’intera società, perché il problema è poco conosciuto rispetto alla sua reale incidenza sociale” - spiega ancora Valeria Emmi - E poi agisce sulla singola persona che può riconoscere, anche per la prima volta, di avere un problema e di poter chiedere aiuto. Un piano di comunicazione nazionale ben coordinato e integrato tra pubblico e privato sociale può fare davvero una differenza sostanziale: non solo previene il problema, ma può contribuire a scardinare un sistema culturale improntato al patriarcato che ancora regola la relazione tra uomo e donna nel nostro Paese”.

Anche WeWorld da anni si batte in prima linea per realizzare, attraverso campagne informative e di sensibilizzazione, il cambiamento culturale necessario per impattare sul problema della violenza contro le donne e sui loro figli.

Insieme all’indagine è stata presentata alla Camera dei deputati, alla presenza di Francesca Senette, Catena Fiorello e Elisa Di Francisca, tra i testimonial che appoggiano il progetto, la campagna Time Out, con cui WeWorld rinnova il proprio impegno sul tema e accende i riflettori su un aspetto troppo spesso dimenticato: la violenza sulle donne colpisce anche i loro figli. In Italia infatti ancora oggi 1 donna su 3 subisce violenza. Molte di queste donne sono madri e i bimbi sono presenti alle violenze nell’oltre il 65% dei casi di violenza domestica.  

Dall’1 al 19 marzo è possibile sostenere WeWorld e proteggere le donne e i loro bambini dalla violenza donando 2 euro con sms al numero solidale 45543 dai cellulari personali TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile e CoopVoce o 2, 5, 10 euro chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, Fastweb, Vodafone e TWT.
Concludo accennando a tre newsletter in tema che mi sono arrivate oggi:
  • una da Amnesty International, per invitarmi a riflettere sul fatto che in realtà oggi non c'è nulla da festeggiare dal momento che in tutto il mondo le donne sono minacciate, vessate, insultate, umiliate, censurate, marginalizzate, picchiate, imprigionate, perseguitate penalmente, e a volte uccise, per il loro coraggioso lavoro in difesa dei diritti umani;
  • una da ActionAid, corredata da un video nel quale la piccola Martina ci parla di bellezza e di diritti per tutte le donne del mondo;
  • una da Avaaz, per invitarmi a firmare una petizione che chiede la sospensione dell'europarlamentare polacco Janusz Korwin-Mikke, secondo il quale è giusto che le donne guadagnino meno degli uomini per via della loro inferiorità (senza contare le sue incredibili esternazioni razziste e antisemite).

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