Luisa,Usando parole dure, forse persino spietate, la donna chiede rispetto. E come osserva Massimo Gramellini, «Luisa può solo rispettare la sua scelta. Felice di essere venuta al mondo, nonostante tutto». Infatti alla misteriosa madre naturale va riconosciuto il merito di non aver interrotto una gravidanza che più indesiderata non si poteva, ma di averla portata a termine e aver assicurato alla bimba il futuro sereno che sta vivendo. Un'opzione – quella di partorire in anonimato, non riconoscere il bambino e lasciarlo nell'ospedale dove è nato affinché gli sia assicurata l'assistenza e anche la tutela giuridica – che molte donne che decidono di abortire forse ignorano, o magari non hanno il coraggio di percorrere una strada emotivamente per nulla semplice: separarsi per sempre da una creatura dopo averla portata in grembo per nove mesi deve richiedere una forza d'animo notevole.
non ho scelto io di chiamarti così, innanzitutto. Non ho nemmeno scelto di averti, per me sei solo la più dolorosa ferita che ho avuto a 18 anni, altro che madre naturale. Ero una ragazza, più giovane di quello che sei tu ora. Tutto sognavo e tutto potevo sperare, ma non certo la violenza che ho subito e di cui tu sei simbolo. [...] ricordo i suoi maledetti occhi azzurri. [Il fatto che anche Luisa abbia gli occhi color del cielo mi pare significativo, NdC] Rispetta la mia privacy. Non sbandierare su media una storia melensa che non c'è. Rispetta il mio dolore e la mia solitudine. Se avessi avuto anche solo una buona ragione per volerti vedere avrei risposto agli appelli del Tribunale, non trovi? Infine, rispetta anche te stessa e se accetti un consiglio non da una madre ma da una donna ferita, non giocare mai con le vite degli altri e nemmeno con la tua.
Ti auguro di crescere nel rispetto, tuo verso gli altri e degli altri verso di te.
Nonostante la delusione, Luisa non sembra volersi rassegnare: «Mi dispiace se ha sofferto per una violenza ma da quel rapporto è nato anche qualcosa di buono, che sono io». Sarà che io non posso comprendere i tormenti di chi vive nel desiderio di conoscere le persone da cui è stato messo al mondo. A volte scherzando con mia madre sostengo che devo essere stata adottata, perché nelle foto che le furono scattate tre giorni prima che io nascessi – pesavo quasi 3 chili e 4 etti, che non è pochissimo – lei sfoggiava un pancione non particolarmente ingombrante; sarà stata una pancia finta, le dico. ;-) In realtà non ho mai avuto dubbi sul fatto di essere la figlia naturale dei miei genitori, perché somiglio tanto a mio padre e ancora di più a mia madre, sia nei lineamenti che nella voce. Comunque, diventando grande e conoscendo storie diverse dalla mia, ho maturato la convinzione che la vera famiglia è quella che ti cresce e soprattutto ti ama, il concepimento è un fatto biologico che può non avere nulla a che vedere con l'amore, e l'istinto materno è un concetto sopravvalutato. Del resto la stessa Luisa ammette: «A me non manca niente, i miei mi hanno dato tutto: amore, sostegno, un lavoro». Molto più di quanto certi figli cresciuti (male) dalle persone che li hanno generati hanno la fortuna di ricevere, mi viene da dire...
Nel corso dell'ultima puntata di Stasera CasaMika Luciana Littizzetto mi ha commossa fino alle lacrime con il suo sorprendente monologo dedicato ai figli adottivi e affidatari. Deve averci messo il cuore, visto che lei stessa assieme al suo compagno ha da anni due ragazzini in affido. Qui c'è il video della performance completa, mentre sul suo blog "Lucianina" ha pubblicato la parte conclusiva, intitolata Lettera ad un bambino rinato (palese riferimento alla Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci, che raccontava una storia ben più triste). Ecco il passaggio più toccante: «Te che è vero che sei un figlio e una figlia diversa. Perché i figli nati solo dal cuore, sono più figli ancora più degli altri. Sei un figlio al quadrato, alla terza, alla quarta, alla quinta potenza. Perché sei stato l’atteso, il mistero, la pazienza, la tenacia. Il senso definitivo di tutto».
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